Altamura

Le Murge
Le Murge

Dopo le emozioni e le scoperte di Castel del Monte, proseguiamo in quella che per noi è Terra Incognita, diretti ad Altamura. Una delle “capitali” delle Murge, appare quasi come un miraggio dopo chilometri e chilometri di strada dritta come una fettuccia che, con dolci saliscendi, attraversa una terra bellissima, ora arata con cura, ora coperta di erba del colore dell’autunno. Un paesaggio solitario e struggente, che regala una sensazione patagonica di libertà e di Finis Terrae, nonostante la terra ci circondi da tutti i lati: già… ma l’impressione di essere ai confini del mondo è forte, ed è gradevolissima.

Si sfreccia, come novelli Jack Kerouac del XXI secolo e con tutta la famiglia dietro, ci si sente bene. Si guarda con sdegno e con dolore ai copertoni e all’immondizia lasciati in alcuni punti, ai margini del nastro di asfalto, ma è una ferita fugace, subito guarita dal mare bruno di terra e dal cielo color Blu Puglia. La stupidità dell’uomo italico non può niente contro la bellezza severa di questo angolo di mondo, di questo luogo remoto di un Sud minore perché semi-sconosciuto, ma maiuscolo in termini di splendore.

Il Duomo di Altamura
Il Duomo di Altamura

Altamura, quindi. Appare in fondo all’orizzonte; dapprima apparentemente normale e anonima, rivela il suo vero volto quando si penetra nel centro storico, attraversando le sue vie tranquille e pulitissime. Quello che sembra un paesone, scopriamo essere in realtà una piccola città di 70.000 abitanti, dominata dalla torre campanaria di un duomo da urlo. Magnificente, la sua facciata gotica domina tutto il centro cittadino, su un’ampia piazza tenuta come un salotto. Un gruppo di turisti aspetta paziente che la cattedrale apra, e intanto noi ne ammiriamo la facciata e il superbo portale. Passeggiamo un po’, finché anche noi entriamo: il contrasto tra la sobria bellezza dell’esterno e quella barocca e ricca dell’interno è forte, ma amplia lo stupore per un complesso eccezionale, una sorpresa inaspettata e gradita.

Il Pulo
Il Pulo

Si riparte, ma la visita non è ancora finita. Si seguono un paio di segnali e poi, un po’ ad intuito, un po’ chiedendo, si torna in aperta Murgia. Si imbocca una strada secondaria, sterrata: la nuvola di polvere che si vede alzarsi dallo specchietto retrovisore, unita al Nulla che ci circonda, amplia la sensazione di “Fine del Mondo” di cui parlavo in precedenza. Il Pulo si apre davanti a noi all’improvviso: allora davvero siamo a Finis Terrae! Una voragine che ci ha lasciati a bocca aperta, un luogo magico, sospeso nel tempo. La dolina è enorme: leggo cinquecento metri di diametro, settanta (o novanta?) di profondità. Ma le misure non sono tanto importanti, rispetto alla bellezza che contempliamo, mentre il sole cala verso l’orizzonte. Mi sarebbe piaciuto scendere sul fondo del Pulo, osservarlo dal basso. Mi sarebbe piaciuto ammirare da vicino gli antri dove sono stati ritrovati segni del passaggio dell’uomo preistorico, su una delle pareti, dove un gruppo di arrampicatori si gode il tiepido morire del pomeriggio. Ma, appunto, lo spettacolo silenzioso del sole che cala ci suggerisce che non c’è tempo… ma che c’è tutto il tempo di osservare dall’alto, senza rimpianti, spostandoci tra vari punti panoramici.

Tramonto, partenza: verso la costa, verso le città, con la nuvola bianca di polvere che ci fa da scia. Ma non fa niente: qui noi torneremo, nel cuore di un Sud sincero, fantastico, inaspettato.