Il vecchio mulino di San Vito

Arrivati a San Vito!
Arrivati a San Vito!

Una passeggiata al Vecchio Mulino di San Vito in primavera è qualcosa che difficilmente lascia indifferenti: una vallata stretta tra boschi verdissimi, con campi di grano punteggiati di ranuncoli e di papaveri, con prati verdissimi e selvaggi che fanno da contraltare a ombrosi noccioleti, e con radure rese preziose da mille e mille orchidee. Una meraviglia dove meno te l’aspetti, in un angolo miracoloso di campagna che assume sicuramente le sembianze di una favolosa valle incantata.

Non esagero, lo stupore di ogni persona che scopre San Vito è grande, soprattutto all’inizio della bella stagione. Non cercate sulla mappa il “Vecchio Mulino di San Vito”, non lo troverete; eppure c’è, è un rudere a lato del vecchio sentiero, oggi usato da pochissimi viandanti e, a volte, dai motociclisti da cross che, invece, ben conoscono questa zona. Quando malanni di stagione impediscono puntate in destinazioni dal nome più altisonante durante il weekend, allora si ripiega vicino casa, trovando delle sorprese che si rivelano assolutamente non da meno!

La cappella di San Vito
La cappella di San Vito

Siamo ai piedi di un gruppo di colline nel territorio di Minturno, in una zona semi-sconosciuta ai più: da una deviazione della SP 125, si penetra in questa zona quasi misteriosa. Già dall’auto si ha la percezione della bellezza dello scenario, che alterna tratti boscosi ad altri più aperti e coltivati. Si può lasciare il mezzo in corrispondenza di una traversa sterrata che si dirige verso destra, varcando un ruscello su un ponticello.

ItinerarioSterrata che parte dalla cappella di San Vito, in direzione Pulcherini
Distanza2,3 km solo andata
Tempi1 ora solo andata
DislivelloTrascurabile
NotePossibile l'uso del passeggino per parte dell'escursione; adatto a tutti; possibile presenza di tratti fangosi
Elementi di interesseitinerario con manufatti, prati, boschi ai margini e ruscelli. Consigliabile in primavera
Punti di ristoroAssenti

Un piccolo Eden
Un piccolo Eden

In un centinaio di metri si raggiunge la Cappella di San Vito, da poco restaurata. Lo scenario è bellissimo, con il bosco a ridosso dei prati e dei campi. La cappelletta è stata restaurata da poco; vi sono delle indicazioni che parlano di ruderi di una chiesetta alle spalle dell’edicola votiva, a un centinaio di metri: andiamo a vedere. La stradina va in salita, e la vegetazione diviene man mano più fitta. Vi sono in effetti varie costruzioni dirute, alcune delle quali tipici esemplari della vecchia casa rurale della zona, con scala esterna. Non sappiamo dire quale, tra queste, sia la vecchia chiesetta, ma è comunque interessante andare in esplorazione.

Il vecchio mulino di San Vito
Il vecchio mulino di San Vito

Tornando indietro, si riprende per la sterrata e si attraversa un noccioleto, per poi ritrovarsi nuovamente all’aperto, tra campi seminati a cereali ed altri incolti, a prato. La sterrata alterna tratti in cui scompare, diventando una semplice traccia tra l’erba, ed altri in cui riappare. Si passa sul ponte che va sul torrente, avendo attenzione al fango che facilmente si accumula, e si prosegue verso sinistra. Da qui, ai margini della strada che si restringe man mano, si possono ammirare fiori di tutti i tipi, tra cui numerosissime orchidee. Il più piccolo della compagnia (composta da nonno, papà e bimbo!) reclama il mulino: il sentiero passa con un altro ponticello su un altro ponte, e da là il mulino è a portata di mano. Si esce dal sentiero e si attraversa un campo. Le rovine sono avvolte dai rovi, e non è quindi possibile ammirarne l’interno (che potrebbe essere tra l’altro pericolante, per cui non avvicinatevi!), ma è intuibile l’opera di canalizzazione che venne costruita, che si estende per varie decine di metri ad attingere dallo stesso ruscello varcato con l’ultimo ponte: questa è una vallata davvero ricca di acqua, dove si possono ammirare (cosa per me assolutamente nuova in zona) pietre di arenaria, a testimonianza della diversa conformazione geologica rispetto alle colline e ai monti vicini, notoriamente calcarei. Si intravede tra la vegetazione il vano dove veniva convogliata l’acqua e dove, probabilmente, si trovava la macina.

Piccole grandi meraviglie
Piccole grandi meraviglie

Da qui si può rientrare, contenti: è possibile attardarsi per fotografare la miriade di orchidee sparpagliate per il prato, e assaporare i colori gentili del pomeriggio che volge al tramonto. Torneremo qui, senz’altro: un posto così bello, così vicino casa, così alla portata di tutti merita di essere ammirato tantissime volte!

Vecchio Mulino

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