Valle dell’Inferno e Cognoli di Ottaviano

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Nell’Antro del Cavallo

Scendere nella Valle dell’Inferno e risalire lungo i Cognoli di Levante fino a quelli di Ottaviano è un’esperienza che regala una visione completamente diversa e inconsueta del complesso vulcanico del Vesuvio; anzi, del complesso del Somma-Vesuvio, così incombente, brullo e minaccioso da un lato (quello dal quale si è abituati a vederlo, anche in foto o in TV), quanto verde, vario, meraviglioso dall’altro.
Per questa insolita escursione l’Associazione Atargatis si è avvalsa della guida e della consulenza dell’Associazione Vesuvio Natura da Esplorare: è necessario sottolineare come, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio sia necessario affidarsi a una guida accreditata dal Parco medesimo per poter compiere un’escursione, oppure ottenere un permesso dall’Ente, dato che i sentieri sono chiusi, tranne alcune eccezioni, come il Fiume di Lava. L’escursione in questione presenta come difficoltà particolari il dislivello concentrato, sia in salita, lungo i Cognoli, che in discesa, dai Cognoli all’Antro del Cavallo.


Del resto, Stefano e Francesco di Vesuvio Natura da Esplorare non ci hanno solo accompagnati all’interno di un ecosistema sorprendente, ma ce ne hanno fatto anche conoscere i segreti e i risvolti senz’altro più nascosti al grande turismo, solito raggiungere il solo Gran Cono: qualcosa che da soli non si potrebbe mai riuscire a fare. Scoprire che fino alla grande eruzione del 79 d. C. il Vesuvio come lo conosciamo noi non esisteva, e che c’era solo il Somma, incombente all’inizio del sentiero; oppure, alternare previsioni funeste sul futuro del vulcano (che causerà probabilmente una delle più grandi tragedie dell’umanità), alla narrazione, competente e coinvolgente, dell’ecosistema che si sta attraversando, sono tutti elementi che hanno fatto guadagnare valore aggiunto all’escursione e l’hanno resa speciale.

Corde di lava
Corde di lava

Il sentiero inizia al cancello adiacente alla biglietteria, inizialmente su ampio percorso sterrato, per deviare subito dopo verso sinistra, attraverso una stretta scalinata di terra battuta in discesa. Ci si tuffa quasi subito nel ginestreto, e una prima meraviglia ci aspetta: esemplari di pino nero d’Austria, conifera relitta che ha trovato nelle grandi escursioni termiche del versante nord del Vesuvio un microclima ideale per resistere e riprodursi; si continua a scendere, tra fitta vegetazione, per raggiungere l’Antro del Cavallo, dal nome di un mitico, gigantesco cavallo demoniaco. I Cognoli incombono, così come anche le formazioni a “dicco”, testimonianza dell’estrema, naturale irrequietezza di questo vulcano. Queste rocce basaltiche si stagliano singolari e solitarie, disegnando anche veri e propri archi, mentre altre formazioni più friabili intorno non hanno resistito al tempo. Si prosegue, di nuovo tra fitta vegetazione, e si attraversa la Valle dell’Inferno, fino a raggiungere un punto panoramico dove vi sono delle interessantissime formazioni di “lava a corda”, proprio sopra una profonda spaccatura di roccia: da qui si intravedono Capri e la Penisola Sorrentina, oltre all’abitato di Terzigno e alla pianura sottostante.

La Valle del Gigante vista dai Cognoli di Levante
La Valle del Gigante vista dai Cognoli di Levante

Si sale ora, dapprima sui Cognoli di Levante; successivamente su quelli di Ottaviano. Il colpo d’occhio, dall’orlo dell’antica, enorme caldera del Somma, è mozzafiato: il Vesuvio appare quasi piccolo da qui, mentre vertiginoso è il dislivello che, man mano, ci innalza sopra la Valle dell’Inferno. Da un lato, la foresta digrada verso Ottaviano, un succedersi di pini neri, di ontani napoletani e di altre sorprese arboree, come un eroico ciuffo di pioppi; la cresta è un succedersi anche di piccole scoperte minerarie. Finché lo sguardo si apre sull’argentea Valle del Gigante, creata dalla colata del 1944, e così colorata a causa del lichene che la sta ancora colonizzando, lo stereocaulon vesuvianum.

Sui Cognoli di Ottaviano
Sui Cognoli di Ottaviano

Un luogo sospeso, quasi irreale per la sua bellezza e la sua drammaticità: una bellezza fiera e selvaggia, a pochi metri dal cratere più fotografato del mondo e dall’enorme conurbazione che lo stringe come in una morsa: anche questo è il Vesuvio, pura, inaspettata wilderness.

COGNOLI OTTAVIANO