Tremensuoli, la sorgente e Plotino

Lo skyline di Tremensuoli

A conclusione di questo primo ciclo, Le Vie dei Colli Minturnesi hanno fatto tappa a Tremensuoli: una facile escursione che ha combinato elementi “urbani” con altri rurali, e che ha portato a scoperte inaspettate e meravigliose per gli stessi organizzatori.

Eh già: l’adesione attiva delle persone partecipanti ha fatto sì che siano state apportate alcune piccole varianti all’itinerario inizialmente previsto, giungendo ad integrare l’evento con aspetti importantissimi, che l’hanno enormemente arricchito; l’incontro con lo “storico del paese” ha poi permesso di guardare a tutto il percorso svolto con occhi completamente diversi e pieni di meraviglia.

L’escursione ha avuto inizio dalla piazza superiore del piccolo centro, chiamato con orgoglio dai suoi abitanti “la Piccola Parigi”: si dice, infatti, che il suo nome, “Tremensuoli”, derivi infatti dai suoi fondatori, “Trois Messieurs”, tre signori francesi. Al di là di questo, è stato curioso vedere le persone infilarsi in un vicolo che, ad un certo punto, si trasforma in un vero e proprio passaggio segreto: il cosiddetto “Sopportico”, l’angolo più buio e probabilmente meno conosciuto dell’intero borgo. Da lì siamo usciti nuovamente alla luce del sole, per rientrare nel paesino dal basso.

L’assurdità della guerra
Il Golfo di Gaeta visto da Tremensuoli

Qui c’è stata la proposta di deviare leggermente dal percorso che stavamo facendo: è bastato imboccare il vicolo a fianco e fermarsi alcuni minuti per la lettura della poesia del Maresciallo Webb, inizialmente intagliata nell’intonaco del muro, e poi riportata su una targa protetta da una piccola lastra di plexiglass. Nelle parole del soldato americano, a migliaia di chilometri dalla sua terra, traspare l’amore per Tremensuoli e per il paese per la cui libertà stava combattendo. Il senso del tempo che passa, il senso di dover andare avanti, nonostante tutto, lo stringere i denti e l’attaccarsi ad una terra che ti ha ospitato, nonostante non sia la tua, e sia così lontana dalla tua, ci manifestano a distanza di 70 anni la bellezza di questo animo, e confermano l’assurdità della guerra.

Dal vicoletto siamo risbucati in piazza San Nicandro, e ci siamo inoltrati per via Festarola, imboccando in breve il suo tratto rimasto nella veste originale: quella di un sentiero sterrato. Il tratturo, che si restringe man mano che si avanza, è quello che poneva in comunicazione Tremensuoli con il piccolo villaggio di Solacciano: immaginiamo decenni fa, quando il sentiero veniva percorso a dorso di mulo dai contadini della zona o dalle persone che si andavano ad approvvigionare d’acqua alla preziosa sorgente tutt’ora presente, meta principale della nostra escursione. A dire il vero, una parte della vecchia mulattiera è attualmente impedita dall’infittirsi della vegetazione: una digressione creata probabilmente dai praticanti del “soft air” ci ha però permesso di raggiungere la sorgente molto agevolmente. Qui abbiamo ammirato la doppia camera della fonte, e rievocato i tempi in cui, grazie alla sua portata un po’ più sostenuta, popolava la colonia di “papini”, i granchi d’acqua dolce che spesso finivano nei condimenti di ricchi piatti di pasta! Abbiamo osservato la sua struttura, facente probabilmente parte di una fabbrica più ampia, oggi in parte andata perduta e soffocata dai rovi. Ancora non sapevamo che la domanda circa il periodo di costruzione della sorgente avrebbe trovato risposta alla fine dell’escursione…

L’antica sorgente
Tra il Monte dei Pensieri e Tremensuoli Vecchio

Siamo risaliti per lo stesso percorso, salvo poi deviare verso il Monte dei Pensieri, e ridiscendere verso “Tremensuoli Vecchio”; su strada nuovamente asfaltata siamo agevolmente risaliti al percorso di partenza: abbiamo osservato i campi, in parte ancora coltivati, in parte ormai invasi dai rovi, segno dei tempi che passano e cambiano, a volte non per il meglio.

Al momento dei saluti, in piazza, abbiamo incontrato Aurelio, che ha dato un tocco di classe all’intera giornata, arricchendoci di una parte del suo prezioso sapere, tanto da farci rivivere l’intera escursione (e non solo) al suo racconto. Così, se alla sorgente ci domandavamo a quando potesse risalire la fabbrica che la racchiude, Aurelio ci ha spiegato che si tratta di epoca romana e che alle sue acque si rinfrescava niente meno che il filosofo greco-romano Plotino! Un filosofo a Solacciano quindi, presso la sorgente che, fino agli Anni Sessanta del secolo scorso, riforniva di acqua potabile l’intero centro di Tremensuoli! Tra l’altro, proprio a Plotino sembrerebbe si debba il nome della località: “solacium”, per la bellezza dei luoghi e l’amenità del clima. Ascoltando le parole di Aurelio abbiamo appreso di molti altri manufatti di epoca antica nascosti dalle nostre campagne, oggi praticamente dimenticati o, peggio, dileggiati dall’incuria e dall’abbandono. Ma è stato davvero bello chiudere l’escursione con questo incontro, una sorta di dolce ciliegina su una torta ben riuscita!

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