Tramonto sul Redentore con neve.

L’eremo di San Michele e la neve

Tramonto sul Redentore. E anche… neve sul Redentore. Questo monte inconfondibile anche dalla distanza, e il cui profilo io ammiro ogni giorno da casa mia, mi ricorda un po’ il rock progressivo degli Anni Settanta: inizi ad ascoltare un pezzo… che si trasforma gradualmente, e che poi cambia all’improvviso, ti culla e ti sferza allo stesso tempo. Mutamento nei tempi, negli strumenti, nelle tonalità.

Che c’entra?, vi starete chiedendo… Beh, il Redentore in fin dei conti è sempre lo stesso; anzi, se vogliamo dirla tutta, potrebbe essere anche considerato uno dei percorsi meno insoliti e più abituali degli Aurunci. Ma è proprio qui la sua particolarità: ogni volta, identico, cambia e regala nuove emozioni, nuove sensazioni, nuovi panorami e profili.

In questo caso, con Daniele Ruggieri di EscursionisMonti Aurunci, l’intenzione era di salire in cima per gustare il tramonto. Un tramonto invernale e, già per questo, sicuramente insolito.

Poi, l’intervento degli Dei del freddo e del ghiaccio; le nuvole, la neve, il bianco. E le aspettative sono cambiate imprrovisamente.

Già dall’inizio, il cielo aveva ben poco del cielo e molto di un fitto manto di nubi che lasciava poche speranze di poter godere del sole calante. Ma il suono sotto gli scarponi era meravigliosamente inconfondibile: poche decine di metri e il sentiero si colorava di chiazze di bianco che, procedendo, divenivano sempre più fitte e più spesse. Finché la loro coltre riusciva a coprire uniformemente il cammino, in un groviglio di splendide emozioni. E così, sul sentiero più conosciuto, più battuto, più ripetuto, la sorpresa l’ha fatta da padrone per l’ennesima volta: uno zig-zag uguale ma differente, fatto di pietre e di ghiaccio, di neve e di nuvole.

Una spruzzata di neve
Neve sul mare
La statua innevata di sera
Gaeta verso sera
Di vedetta
Il Golfo si apre verso la Campania

Giunti a Sella Sola lo scenario era davvero d’incanto: un deserto d’inverno che ti abbracciava a 360 gradi. Una sensazione di avventura in un paesaggio estremo a picco sul mare. Il vento soffiava gelido e formava una nube su Monte Altino. Ci siamo affrettati per raggiungere la vetta prima delle nuvole, che ci stavano già avvolgendo, e ormai incuranti del tramonto che avevamo solo sognato, immaginato. A balze siamo saliti, con un moto di stupore ad ogni scorcio dal quale si intravedeva il Golfo, ora di qua, ora di là. E poi, una volta in cima, effettivamente, chi se ne ricordava più del tramonto? O meglio, non è stato quello, a suo modo, un tramonto, seppure col sole nascosto dalle nuvole?

Sempre uguale, sempre diverso, sempre capace di sorprendere: un Golfo che si apriva con il suo mare e le sue isole, e che veniva racchiuso, quella sera, da una neve inaspettata. Una meraviglia. Poco importava che forse quella neve sarebbe durata poco: era tempo di brindare all’imminente anno nuovo.

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