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Il Fiume di Lava

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Il Fiume di Lava

L’escursione al Fiume di Lava è stato un vero e proprio fuori programma, dato che eravamo diretti altrove, salvo poi scoprire che vi sono ufficialmente pochi sentieri liberamente fruibili nel Parco Nazionale del Vesuvio: uno di questi è, appunto, il Fiume di Lava. Si tratta di un’escursione senz’altro alla portata di tutti, semplice e in ambiente insolito, come può essere quello rappresentato da un vulcano di tutto rispetto; in particolare, il sentiero conduce alla colata lavica del 1944, che si diresse verso il paese di San Sebastiano.
La sensazione di scoperta che ci ha animati mentre procedevamo lungo il singolare itinerario ci ha ripagati della delusione di non poter fruire di altri sentieri: la chiusura dei percorsi escursionistici del Parco del Vesuvio costituisce probabilmente un’altra contraddizione tutta italiana, laddove la libera fruizione (magari regolamentata) potrebbe fornire invece un’importante occasione di sviluppo turistico sostenibile in un ecosistema unico al mondo.
Comunque, bando alle polemiche, incamminiamoci!

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Monte Nuovo

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Il cratere con Monte Gauro sullo sfondo

Monte Nuovo è un luogo che non può lasciare indifferenti, e che meriterebbe maggiore fama, a livello nazionale e oltre. Non si tratta solo di un grazioso parco suburbano, capace di dare respiro all’estremità orientale della conurbazione napoletana, nel cuore del centro abitato di Arco Felice di Pozzuoli: è di un piccolo vulcano che stiamo parlando, trasformatosi poi in una lussureggiante oasi verde. Ma non basta: Monte Nuovo (come infatti suggerisce anche il suo nome) è il vulcano più giovane d’Italia e d’Europa, particolarità che, effettivamente, dovrebbe renderlo conosciuto in tutto il mondo.

Un vulcano che, sul litorale di Pozzuoli, sorge nel giro di una settimana, oscurando il cielo fino alla Calabria per giorni, che vomita cenere, lapilli e pietre laviche fin quasi sopra il centro di Napoli, che distrugge l’intero villaggio di Tripergole, riduce di oltre la metà la superficie del Lago Lucrino, cancellando completamente il suo collegamento con il Lago d’Averno, (a sua volta notevolmente rimpiccolito), terrorizza una popolazione intera, e causa anche alcune vittime. Tutto questo accadde nel giro di una settimana, a cavallo tra settembre e ottobre del 1538, facendo sorgere dal nulla questo mini-vulcano, oggi stretto tra il mare e la Tangenziale di Napoli.

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Il Gran Cono del Vesuvio

La magnificenza del cratere
La magnificenza del cratere

La salita al Gran Cono del Vesuvio è un’escursione emozionante, accessibile a tutti, con tantissimi elementi di interesse, sia per i più piccoli (cosa potrebbe esserci di più curioso e stimolante per loro di camminare sul Vulcano più famoso del mondo?) sia per i più grandi (la vista che spazia dal Golfo di Salerno al Circeo è qualcosa di impagabile).

Certo, c’è molta gente, nei giorni di festa è strapieno di turisti e la situazione può davvero essere caotica… ma, credetemi, alla fine, salire fino al bordo del cratere con vostro figlio, soprattutto se questi non ha mai visto un vulcano dal vero, può davvero essere qualcosa di eccezionale e regalarvi degli attimi di felicità pura! Poi, anche la presenza di turisti può rappresentare quel tocco di clima vacanziero che rende l’escursione ancora più insolita.

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Roccamonfina: il Vulcano e le sue Castagne

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Calore d’autunno

Una delle prime volte che visitai Roccamonfina, anni fa, ricordo che, come risposta alla mia domanda su come si facesse a raggiungere il cratere dell’omonimo vulcano, una persona del luogo mi rispose: “Già sei nel cratere!”. In effetti, si stenta a credere che ci si trovi su un vulcano (anzi, al suo interno!) dalle origini molto simili a quelle del ben più famoso e famigerato Vesuvio: dolci declivi, ampi pianori, vegetazione lussureggiante, borghi che conservano un’atmosfera ancora antica. 

Roccamonfina è uno di questi, immerso, a poco più di 600 m di quota, nel cuore di una bellissima foresta di castagni che ammanta il fondo dell’antica caldera, colorandola di un verde intensissimo. Quella delle castagne nel Parco di Roccamonfina è più di una tradizione: è senz’altro una delle attività economiche più importanti del luogo. Già a fine estate, percorrendo le spettacolari strade che si inerpicano su per il vecchio vulcano, si possono osservare le febbrili opere di pulizia del sottobosco, propedeutiche all’attività di raccolta vera e propria, che culminerà nelle varie sagre locali, tra cui una delle principali è proprio quella di Roccamonfina.

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Le Ciampate del Diavolo

L'inizio del sentiero
L’inizio del sentiero

Caratteristiche – Lungi dall’evocare alcunché di diabolico, il sito delle “Ciampate del Diavolo” è, al contrario, qualcosa di preziosissimo: una meraviglia custodita dal Parco Regionale di Roccamonfina e Foce del Garigliano. La popolazione locale, in seguito alla scoperta di queste impronte ad inizio XIX secolo, ne attribuì la paternità al “diavolo”: chi altri poteva camminare scalzo sulla lava ardente? In realtà, si trattava di un sentiero che i nostri antichissimi progenitori percorrevano abitualmente, e che una serie di casualità fortunate ne ha permesso la conservazione e la fossilizzazione facendolo arrivare a noi.

Le “Ciampate del Diavolo” sono un sito unico al mondo dal punto di vista paleontologico: scoperto da pochi anni, esso custodisce le impronte di Uomo di Neanderthal più antiche al mondo in questo stato di conservazione ed in numero così elevato.

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