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Il Sentiero Ventricini

La Val Maone vista dal Ventricini

Vi diranno che il sentiero Ventricini non è neanche una ferrata ma è, appunto, “un sentiero attrezzato”; vi diranno che si tratta della ferrata più facile del Gran Sasso, niente a che vedere con, per esempio, la Danesi, più esposta e più tecnica; vi diranno che, al di là di qualche saliscendi, il Ventricini non presenta particolari difficoltà, che tutti possono riuscirvi.

Ebbene, è tutto vero, ma non credeteci. O, per lo meno, non prendete tutto questo alla lettera. Il sentiero Ventricini sarà anche una ferrata semplice (effettivamente classificata come Facile o Poco Difficile) e tecnicamente non complessa, ma a tratti ha tutte le caratteristiche di una via alpinistica dalla bellezza tanto travolgente quanto pericolosa: occorre rimanere concentrati, avere una forma fisica accettabile e sapere cosa fare nei passaggi più tecnici e delicati, oltre, ovviamente, ad essere muniti degli adeguati dispositivi di protezione.

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La Vetta Orientale del Corno Grande

Vetta Orientale… sembra che si stia parlando del monte di un paese lontano, lungo la Via della Seta, uscito da un romanzo storico o fantasy. Te la vedi davanti dopo il tunnel autostradale stagliarsi con tutta la sua immensa mole: ti chiedi se sei davvero sicuro di voler salire lassù, e se ne sarai in grado. In effetti, descrivere la salita alla Vetta Orientale del Gran Sasso lungo la via ferrata Ricci è impresa improba, e non tanto per ricapitolarne le caratteristiche tecniche dal punto di vista escursionistico ed alpinistico (e che comunque sono ben esposte qui e qui), quanto per raccontarne l’aspetto emozionale e tensionale, la sofferenza e la gioia che può causarti, la bellezza, dolce e spietata ad un tempo, che ti circonda.

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Sul Corno Grande

Il Corno Grande ci guarda da lontano
Il Corno Grande ci guarda da lontano

Se qualche anno fa avessi pensato che sarei salito sul Corno Grande avrei sorriso e mi sarei detto “ma figurati…” E invece, eccomi lassù, sul tetto dell’Appennino, insieme a tanti compagni d’escursione e a tanti altri escursionisti che neanche conosco! Il Gran Sasso è sempre stato un po’ una chimera, l’ho sempre sfiorato e corteggiato, ma mai ero salito sul suo duro cuore di pietra in questo modo!
Raggiungere la cima del Corno Grande, Vetta Occidentale, per la Normale, è stato molto impegnativo, sicuramente un’uscita per escursionisti esperti: la pendenza nel tratto finale, l’altitudine, il fondo ghiaioso e scivoloso, a tratti con pietre che si staccavano e cadevano verso il basso. Ma è bello toccare con mano le rocce che rappresentano l’anima stessa dell’Appennino e di una regione che mi si sta rivelando sempre più multiforme come l’Abruzzo: alcuni suoi monti sono freschi e gentili, come nel PNALM, altri sono selvaggi e solitari, come nel Sirente-Velino, altri ancora sono lontani e misteriosi, come la Laga o la Majella; il Gran Sasso è invece costituito di una bellezza dura e spietata, quasi arrogante, ben rappresentata dalle pietre infinite di cui è costituito, e apparentemente così dissimile dalle vaporose ed eteree cime dolomitiche. Ma queste sono considerazioni mie, mentre salgo con gli altri tra Monte Portella e Monte Aquila e poi, mentre mi inerpico per i tornanti che portano alla Sella del Brecciaio.

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Monte Camicia

Monte CamiciaLa salita a Monte Camicia da Fonte Vetica è una bellissima introduzione all’ambiente del Gran Sasso. Le bellezze di questa escursione sono molteplici: la veduta su Campo Imperatore e il percorso di cresta, l’orrido del versante nord, le stelle alpine, i camosci. Il dislivello è considerevole, di circa 940 m, e così anche l’altitudine che, per chi non è abituato, potrebbe farsi sentire e rendere difficoltosa la salita nel tratto finale.

Scendendo per Valle Vradda, voltandosi, si può ammirare la bellezza e l’imponenza di questo 2500, gonfiandoti il petto di soddisfazione, mentre il pianoro di Fonte Vetica accoglie nuovamente l’escursionista con tutto il suo splendore.

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Le Cascate del Rio Arno – Gran Sasso

Caratteristiche: L’escursione parte dalla stazione turistica di Prati di Tivo e, attraverso vari scenari, giunge alle Cascate del Rio Arno, all’inizio della spettacolare Val Maone. Non presenta difficoltà particolari, sebbene la presenza di un paio di frane di dimensioni considerevoli suggerisca la massima prudenza in quei tratti, dato che i detriti hanno invaso il sentiero. Il fondo è rappresentato principalmente da una sterrata, che si incunea in uno spettacolare vallone tra il Corno Piccolo e la Vetta Settentrionale dell’Intermesoli. L’escursione si svolge su un tratto del Sentiero Italia, il numero 100.

L’inizio della discesa al cospetto del Pizzo d’Intermesoli
 

Il dislivello tra il punto di partenza, a circa 1400 m slm, e il punto più alto, più o meno a metà dell’escursione, è di 150 m. Le Cascate, il punto di arrivo, si trovano a 1470 m slm. Sono necessarie pressapoco un’ora e mezza o due ore per l’intera escursione.

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