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La Macchiarvana

Si fa esercizio con le ciaspole alla Macchiarvana

Alla ricerca dell’ultima neve, potrebbe essere intitolata questa domenica alla Macchiarvana, armati di ciaspole e slittini! Nonostante nei dintorni fossero programmati numerosi eventi escursionistici, alla fine abbiamo optato per questa puntata nel “Parco Nazionale”, intuendo che si era probabilmente alle ultime occasioni per una bella ciaspolata in famiglia: senza pretese, senza difficoltà tecniche, ma solo per goderci la dea bianca e passare una domenica diversa.

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L’Acqua Sfranatara

Verso i boschi, verso i monti.
Verso i boschi, verso i monti.

Dolce escursione alla portata di tutti, il sentiero F2 fino all’Acqua Sfranatara permette di godere della bellezza idilliaca della Val Fondillo senza sforzo e in tutta libertà. Posta nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, la Valle è seminascosta: racchiusa tra Monte Amaro di Opi e lo stupendo teatro di Serra delle Gravare, presenta varie attrattive, tra cui anche questa sorgente, posta a circa un’ora di cammino dal ristoro gestito dalla Cooperativa Sort. Ovviamente, si possono scegliere obiettivi diversi dalla fitta sentieristica di quest’area di Parco; tuttavia, per chi ha dei bambini, raggiungere l’Acqua Sfranatara è l’ideale.

I segnali subito dopo il ristoro indicano le varie destinazioni con i relativi sentieri e tempi di percorrenza. Per la sorgente occorre circa un’ora: lungo l’F2 è la prima “tappa” verso altre mete, come la Grotta delle Fate o il Valico dell’Orso.

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Forca d’Acero

Forca d'Acero: il cervo
Forca d’Acero: il cervo

Forca d’Acero ha sempre rivestito un’importanza particolare nel mio immaginario. Un Confine in tutti i sensi, ma un Confine che mette in comunicazione senza dividere. Ricordo da piccolo, quando venivo fin quassù coi miei genitori, che aspettavo con ansia il momento in cui avremmo varcato l’ingresso al Parco. Allora non era ancora “d’Abruzzo, Lazio e Molise”, ma solo “Parco Nazionale d’Abruzzo”, ed era meno esteso di oggi. Attualmente, il cippo con l’orsetto-stemma dell’Area Protetta che si trova prima del passo, venendo da San Donato, è più un qualcosa di “commemorativo” che di reale. Ma è sempre bello, e coincide inoltre con l’ingresso nel bosco, qualche centinaio di metri prima del mitico rifugio posto al confine tra Lazio e Abruzzo. Solo in seguito ho scoperto che gli aceri sono quasi scomparsi dalla foresta, aggrediti e vinti dai faggi, sempre prepotenti ed esuberanti. Ma questo non ha molta importanza, non va ad intaccare la forza del genius loci.

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Neve in Val Fondillo

Magia
Magia

Approdare in Val Fondillo è stata la naturale conclusione di una “navigazione” in cerca di neve per far divertire la famiglia, a partire dai più piccolini. Raggiunto lo spartiacque Tirreno-Adriatico, coincidente più o meno con il vecchio confine del Parco Nazionale d’Abruzzo, l’innevamento ha iniziato a farsi finalmente più consistente. Sui nostri Antiappennini, infatti, la “bufera” di fine anno non aveva lasciato tracce bianche apprezzabili, e per questo ci siamo spinti più verso l’interno, verso gli altrettanto nostri Appennini Marsicani.

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I Tre Confini

Il Casone Bartolomucci
Il Casone Bartolomucci

Non so quanti altri “Tre Confini” vi siano in Italia, tanto è comune questo toponimo nel nostro Paese; quello che so è che qui si torna sul versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, in uno scenario bellissimo, per una comoda escursione che inizia dalla Valle di Canneto e che raggiunge, attraverso il sentiero F2 del Parco, proprio la Valle dei Tre Confini lungo il confine tra Lazio e Abruzzo. Il percorso origina o dall’inizio della sterrata che si imbocca di fronte al santuario della Madonna di Canneto, oppure dal sentiero che si trova in fondo al parcheggio e che, comunque, converge sulla stessa sterrata. Non vi sono difficoltà particolari, sebbene si tratti di un cammino di circa 7,5 km solo andata, per percorrere i quali sono necessarie circa 3 ore, 3 ore e mezza, a seconda del proprio passo. Il dislivello è di quasi 500 metri, sempre ben distribuito lungo il percorso. 

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