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L’anello del Ruazzo e del Tuonaco

La Valle di Sciro vista dal Ruazzo

Bellissima traversata tra tipici ambienti aurunci, l’anello del Ruazzo e del Tuonaco permette di unire tra loro i percorsi che portano alle rispettive vette mediante un interessante fuori sentiero che penetra nella Valle di Sciro, magnifico “deserto” di dune di roccia e di carsismo.

L’inizio dell’escursione avviene, come di consueto, da Acquaviva: per il sentiero 956 si sale per la vetta/sella del Mesole e verso il Fosso di Fabio. Gli elementi di interesse, com’è noto, in questo primo tratto sono molteplici e legati in gran parte proprio al carsismo: la spaventosa Ciauchella e l’antro del Fosso di Fabio sono un “must” di questa catena montuosa. Numerosi avvallamenti e piccoli inghiottitoi si intravedono qua e là. Talvolta può capitare di incontrare gruppi speleo alla ricerca di qualche anfratto da esplorare.

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Intorno a Monte Moleta

Cavalli al cospetto del Redentore imbiancato presso il rifugio di Pornito

Una nevicata come non se ne vedevano da anni sugli Aurunci; la consapevolezza che, a pochi chilometri dal mare, la combinazione “neve alta-bel tempo” dura al massimo l’arco di 24 ore; la voglia di godere di questa combinazione, anche se con poco tempo a disposizione. E allora, si parte, approfittando anche della strada sgombra di ghiaccio fino a Pornito.

Alla fine, è uscito un bel giro intorno a Monte Moleta, partendo proprio da Pornito e passando di nuovo attraverso il 915b, ricongiungendomi scendendo alla sterrata che sale per Valliera e Canale, passando per Forcella di Fraile. Una digressione tra il bianco della neve e il blu del cielo e del mare, un connubio eccezionale.

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Monte Altino

Da Monte Altino

Monte Altino si trova là, spietata pietraia, alle spalle del Redentore. Un paesaggio lunare che non accoglie, non invita, tanto da non avere neanche un sentiero che conduca alla sua vetta: perché mai dovresti salirci? Perché mai dovresti andarci?

Anche io, in passato, ho pensato che non valesse la pena salire appositamente lassù e che fosse sufficiente guardare la mole desolata di questa vetta dal Redentore. Ebbene, mi sbagliavo, alla grande!

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Sugli Aurunci, tra mare e cielo

Un “totem di pietra” sulla vetta del Petrella

Due mesi di stop forzato, due mesi a immaginare quando sarei tornato a varcare qualche isoipsa in libertà, a respirare aria più aguzza… e nel frattempo guardavo i monti dal basso. Era giusto ricominciare dal nostro piccolo re e dai suoi severi alfieri che gli fanno contorno: se il Redentore è la santità degli Aurunci, il Petrella ne è il regale apice, col Campetelle e il Sant’Angelo a fargli da custodi. Certo… l’antennone, la piattaforma per gli elicotteri, le radiazioni, i rettiliani, è brutto… tutto quello che volete! Ma non m’importa! Camminare sul Tetto degli Aurunci è camminare sospesi tra il mare e il cielo; è camminare tra papiri di pietra, scolpiti di carsismo e di fossili; è ammirare foreste eroiche, mentre i propri occhi urlano di godimento; è ascoltare la risata della Strega, la mitica Juanna; è udire se stessi tornare ad essere se stessi.

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Monte Civita

Si inizia la passeggiata
Si inizia la passeggiata

Il Monte Civita è l’estrema propaggine della catena aurunca, a ridosso dell’abitato di Spigno Saturnia Superiore: quella protuberanza dall’aspetto fortemente provato dall’erosione e dal carsismo che si nota dal basso, e che sembra una tozza nave che voglia invadere le colline sottostanti. Si tratta di una comoda passeggiata, seppure su percorso non segnato da alcun segnavia, ma coincidente con una agevolissima sterrata che giunge alla fine a sfociare in un piccolo pianoro affacciato sul Golfo di Gaeta. Lungo la strada vi sono anche alcune stazioni di un percorso fitness.

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