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Sugli Aurunci, tra mare e cielo

Un “totem di pietra” sulla vetta del Petrella

Due mesi di stop forzato, due mesi a immaginare quando sarei tornato a varcare qualche isoipsa in libertà, a respirare aria più aguzza… e nel frattempo guardavo i monti dal basso. Era giusto ricominciare dal nostro piccolo re e dai suoi severi alfieri che gli fanno contorno: se il Redentore è la santità degli Aurunci, il Petrella ne è il regale apice, col Campetelle e il Sant’Angelo a fargli da custodi. Certo… l’antennone, la piattaforma per gli elicotteri, le radiazioni, i rettiliani, è brutto… tutto quello che volete! Ma non m’importa! Camminare sul Tetto degli Aurunci è camminare sospesi tra il mare e il cielo; è camminare tra papiri di pietra, scolpiti di carsismo e di fossili; è ammirare foreste eroiche, mentre i propri occhi urlano di godimento; è ascoltare la risata della Strega, la mitica Juanna; è udire se stessi tornare ad essere se stessi.

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Monte Civita

Si inizia la passeggiata
Si inizia la passeggiata

Il Monte Civita è l’estrema propaggine della catena aurunca, a ridosso dell’abitato di Spigno Saturnia Superiore: quella protuberanza dall’aspetto fortemente provato dall’erosione e dal carsismo che si nota dal basso, e che sembra una tozza nave che voglia invadere le colline sottostanti. Si tratta di una comoda passeggiata, seppure su percorso non segnato da alcun segnavia, ma coincidente con una agevolissima sterrata che giunge alla fine a sfociare in un piccolo pianoro affacciato sul Golfo di Gaeta. Lungo la strada vi sono anche alcune stazioni di un percorso fitness.

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Passarono di qui

Al sito delle impronte
Al sito delle impronte

“Passarono di qui”… chi? Ma loro, naturalmente, i dinosauri, gli amici per antonomasia dei bambini che, in fondo in fondo, affascinano un pochino anche gli adulti! Il foliage deve ancora dare il meglio di sé in questo tiepido autunno, ma spunti di interesse non mancano di certo sugli Aurunci! La giornata, organizzata dalla Guida Ambientale ed Escursionistica Valeria De Meo, si è configurata come un vero e proprio “viaggio nel tempo per tutta la famiglia alla scoperta di un territorio che, milioni di anni fa, era completamente diverso da come lo vediamo oggi e che ospitava i… dinosauri!”

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L’Appia Antica

La Via.
La Via.

Quando si parla di Appia Antica, il pensiero va immediatamente (e anche giustamente) allo stupendo, omonimo parco che si estende nel cuore di Roma, un unicum mondiale. Qualcosa di unico è comunque rappresentato dalla Regina Viarum nel suo insieme, che conserva ancora porzioni in stato di conservazione eccellente lungo l’originario percorso. Uno di questi si trova nel Parco dei Monti Aurunci, tra Fondi e Itri: e anche questo è qualcosa di eccezionale, un vero e proprio viaggio nella storia.

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Un viaggio chiamato Appia

Un viaggio chiamato Appia - foto di Marcello De Meo
Un viaggio chiamato Appia – foto di Marcello De Meo

Un viaggio chiamato Appia: una rivisitazione, aperta a tutti, dell’antico percorso della vecchia via consolare tra Fondi e Itri, ancora ottimamente conservato, nella gola di Sant’Andrea. Questo, e molto più di questo, è stata la Prima Giornata Nazionale della Guida AIGAE, domenica 5 giugno: con il coordinamento del Comitato Via Francigena del Sud, lungo l’antichissimo basolato romano-medievale-borbonico, in compagnia di Valeria De Meo, Chiara Lemma e Daniele Ruggeri, Guide Ambientali ed Escursionistiche, e dell’archeologo Alessandro De Bonis, è stato ripercorso questo tratto della Regina Viarum, reinterpretandolo dal punto di vista storico e naturalistico.

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