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Monte Cerreto

Il mare fa capolino dalla Vena Scalandrone

La Costiera Amalfitana è un continuo rincorrersi di mare e montagne, un continuo rincorrersi tra gli elementi. Tra questi scogli immensi, che svettano dalle profondità tirreniche fino agli oltre 1400 metri del Sant’Angelo ai Tre Pizzi, vi è Monte Cerreto: stupenda balconata affacciata su una stupenda terrazza, regala infatti una vista invidiabile di Ravello, una delle perle della Costiera. Dall’altro lato sono sempre presenti il Vesuvio e la parte sud del Golfo di Napoli fino al porto di Castellammare, talvolta nascosti dalla vegetazione o dall’andamento del sentiero.

Potrei dire che l’escursione, svolta il 14 maggio scorso con l’Associazione Atargatis, mi ha regalato un punto di vista totalmente nuovo su quel luogo che è la dimostrazione dell’oggettività del bello: la Costiera Amalfitana.

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Il Paleolab di Pietraroja

Il fossile di Scipionyx Samniticus, meglio conosciuto come “Ciro”

Ai piedi di montagne severe, il Paleolab di Pietraroja ci riporta ad un’epoca in cui, al contrario, lo scenario era molto, molto differente: isolotti tropicali, acque basse, clima caldo. In una pozza di acqua salmastra cadde Ciro e annegò, restando seppellito da sedimenti di origine animale e vegetale, che ne determinarono, grazie alla mancanza di ossigeno, la fossilizzazione.

Un attimo… parliamo di oltre 100 milioni di anni fa! Chi è Ciro? All’epoca non c’era ancora l’uomo sulla Terra!

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La cipresseta di Fontegreca

Natura e sculture

Ai piedi del Matese, la Cipresseta di Fontegreca è uno di quei luoghi che, sconosciuti ai più, sorprendono il visitatore con la loro singolare ed inaspettata bellezza. Nella parte alta dell’omonimo paese, alle spalle del santuario della Madonna dei Cipressi, si sviluppa questo insolito bosco all’interno della gola. Non solo il tipo di cipresso rappresenta un unicum in Italia, ma il sito è reso ancora più incantevole dalle cascate e piscine naturali, di acqua purissima, create dal corso del torrente Sava, affluente del Volturno.

Siamo infatti in una zona piena di acque: il fiume principale si arricchisce dell’apporto di una serie di fiumiciattoli, quali anche il Lete, famoso per le acque minerali omonime. Ecco perché la vallata, ai piedi degli aspri monti del Matese, è verde e coltivata.

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Alla ricerca dei fenicotteri rosa

Dove sono i fenicotteri?
Dove sono i fenicotteri?

Arriviamo all’ingresso dell’Oasi e chiediamo ad alcuni fotografi, che ne stavano uscendo: “Ci sono?”

“No, se ne sono andati. Stamattina ce n’erano ancora tre; una settimana fa erano oltre quaranta!”

Forse hanno visto un velo di delusione sui nostri volti, e così una di loro ha aggiunto: “Però ci sono le gru e tanti altri uccelli.”

Così è iniziata la nostra ricerca dei fenicotteri rosa; e così è subito terminata, dato che erano loro ad essersene andati. Ma l’entusiasmo non è affatto venuto meno: l’abbiamo scoperta da poco l’Oasi dei Variconi, ma già sappiamo quanto sia piacevole camminare sul suo suolo sabbioso e farsi rapire dai suoi spazi inaspettatamente aperti. E, naturalmente, avevamo anche noi intenzione di fare un po’ di birdwatching!

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Cerquarola

Antiche case a Cerquarola
Antiche case a Cerquarola

Nascosto nel cuore del castagneto, il borgo abbandonato di Cerquarola è l’occasione per fare una passeggiata nel bosco, tra antichi muri a secco e attraverso un’aura di mistero che avvolge queste antiche costruzioni, insieme a tutto l’ambiente che le custodisce.

Si tratta di una breve escursione, magari da svolgere durante una passeggiata partendo dal centro di Roccamonfina. Era da tempo che avevamo il desiderio di visitare questo “borgo fantasma”, e finalmente ci siamo riusciti! Siamo partiti dall’antico convento di San Domenico, prendendo la strada che porta in direzione di Roccamonfina; dopo poche decine di metri c’è la mulattiera sulla sinistra che porta verso Cerquarola, indicata da un segnale.

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