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La Metuccia

Dalla Metuccia
Dalla Metuccia

L’escursione sulla Metuccia è una bellissima risalita da Prati di Mezzo fino a Passo dei Monaci, per poi trasformarsi in una stupenda traversata di cresta in altura lungo il confine tra Lazio e Molise, fino al raggiungimento della vetta, interamente compresa in territorio molisano. Si penetra nel cuore delle Mainarde, monti selvaggi tra i più alti del PNALM, e capaci di regalare la veduta di scenari mozzafiato di straordinaria bellezza, in qualsiasi stagione dell’anno.

La presenza di un cospicuo dislivello e la necessità di compiere un sia pur breve tratto fuori sentiero, al fine di raggiungere la Metuccia, consigliano il percorso a escursionisti mediamente esperti ed allenati, che potranno godere appieno di quanto l’escursione saprà regalare.

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Ritorno alla Camosciara

Si parte!
Si parte!

OK, ormai sapete che odio camminare su strade asfaltate (e non amo particolarmente neanche le sterrate), ma ogni tanto un’eccezione si può pure fare, no? Soprattutto se lo scenario è quello della Camosciara, dove in una stupenda domenica primaverile due piccoli gruppi, organizzati da Atargatis e dall’Alpinismo Giovanile del CAI di Alatri, si sono incontrati.

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Forca d’Acero

Forca d'Acero: il cervo
Forca d’Acero: il cervo

Forca d’Acero ha sempre rivestito un’importanza particolare nel mio immaginario. Un Confine in tutti i sensi, ma un Confine che mette in comunicazione senza dividere. Ricordo da piccolo, quando venivo fin quassù coi miei genitori, che aspettavo con ansia il momento in cui avremmo varcato l’ingresso al Parco. Allora non era ancora “d’Abruzzo, Lazio e Molise”, ma solo “Parco Nazionale d’Abruzzo”, ed era meno esteso di oggi. Attualmente, il cippo con l’orsetto-stemma dell’Area Protetta che si trova prima del passo, venendo da San Donato, è più un qualcosa di “commemorativo” che di reale. Ma è sempre bello, e coincide inoltre con l’ingresso nel bosco, qualche centinaio di metri prima del mitico rifugio posto al confine tra Lazio e Abruzzo. Solo in seguito ho scoperto che gli aceri sono quasi scomparsi dalla foresta, aggrediti e vinti dai faggi, sempre prepotenti ed esuberanti. Ma questo non ha molta importanza, non va ad intaccare la forza del genius loci.

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Il Bosco di Sant’Antonio

Autunno nel Bosco di Sant'Antonio
Autunno nel Bosco di Sant’Antonio

Ai piedi della Majella, il Bosco di Sant’Antonio è una foresta lussureggiante che ospita al suo interno un’area pic-nic da cui partono vari itinerari escursionisti, tra cui il Sentiero Didattico n. 10, adatto a tutti. Con circuito ad anello, il sentiero parte dall’area di sosta, vicino al Villaggio di Sant’Antonio, attraversa la foresta, giunge all’Eremo di Sant’Antonio, per poi risalire con lieve pendenza all’interno del bosco e tornare all’area pic-nic. Quest’ultima è situata lungo la strada che da Rivisondoli e Pescocostanzo porta a Cansano e Sulmona.

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Sul Corno Grande

Il Corno Grande ci guarda da lontano
Il Corno Grande ci guarda da lontano

Se qualche anno fa avessi pensato che sarei salito sul Corno Grande avrei sorriso e mi sarei detto “ma figurati…” E invece, eccomi lassù, sul tetto dell’Appennino, insieme a tanti compagni d’escursione e a tanti altri escursionisti che neanche conosco! Il Gran Sasso è sempre stato un po’ una chimera, l’ho sempre sfiorato e corteggiato, ma mai ero salito sul suo duro cuore di pietra in questo modo!
Raggiungere la cima del Corno Grande, Vetta Occidentale, per la Normale, è stato molto impegnativo, sicuramente un’uscita per escursionisti esperti: la pendenza nel tratto finale, l’altitudine, il fondo ghiaioso e scivoloso, a tratti con pietre che si staccavano e cadevano verso il basso. Ma è bello toccare con mano le rocce che rappresentano l’anima stessa dell’Appennino e di una regione che mi si sta rivelando sempre più multiforme come l’Abruzzo: alcuni suoi monti sono freschi e gentili, come nel PNALM, altri sono selvaggi e solitari, come nel Sirente-Velino, altri ancora sono lontani e misteriosi, come la Laga o la Majella; il Gran Sasso è invece costituito di una bellezza dura e spietata, quasi arrogante, ben rappresentata dalle pietre infinite di cui è costituito, e apparentemente così dissimile dalle vaporose ed eteree cime dolomitiche. Ma queste sono considerazioni mie, mentre salgo con gli altri tra Monte Portella e Monte Aquila e poi, mentre mi inerpico per i tornanti che portano alla Sella del Brecciaio.

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