Sugli Aurunci, tra mare e cielo

Un “totem di pietra” sulla vetta del Petrella

Due mesi di stop forzato, due mesi a immaginare quando sarei tornato a varcare qualche isoipsa in libertà, a respirare aria più aguzza… e nel frattempo guardavo i monti dal basso. Era giusto ricominciare dal nostro piccolo re e dai suoi severi alfieri che gli fanno contorno: se il Redentore è la santità degli Aurunci, il Petrella ne è il regale apice, col Campetelle e il Sant’Angelo a fargli da custodi. Certo… l’antennone, la piattaforma per gli elicotteri, le radiazioni, i rettiliani, è brutto… tutto quello che volete! Ma non m’importa! Camminare sul Tetto degli Aurunci è camminare sospesi tra il mare e il cielo; è camminare tra papiri di pietra, scolpiti di carsismo e di fossili; è ammirare foreste eroiche, mentre i propri occhi urlano di godimento; è ascoltare la risata della Strega, la mitica Juanna; è udire se stessi tornare ad essere se stessi.

La bellezza dell’escursione è accresciuta dalla voglia di Enzo e Gianpaolo di giungere per la prima volta in cima, a quota 1533. Direte voi: “Cosa vuoi che sia una vetta di poco più di 1500 metri!”

L’impareggiabile veduta da Monte Sant’Angelo

Già, rispondo io, avete ragione: ma provate a dirlo lassù, quando il mare vi avrà avvolto al pari dell’aria, su uno strapiombo vertiginoso che si apre dal Circeo ad Ischia! Provate a dirlo, se ancora ci riuscite, se siete capaci di mantenere saldi i vostri pensieri nell’ululato del freddo vento di inizio inverno, se siete ancora così sicuri di voi da permettere a questi pensieri di rimanere attaccati alle vostre teste, senza che si perdano nell’infinito di queste vette arrotondate. Se siete ancora capaci di non considerarvi Più in Alto di Tutto!

Dal Campetelle

La Jeep ci risparmia il pezzo di sterrata iniziale: iniziamo da Canale, col suo manto di ghiaccio a ricoprire la viva acqua che scorre sotto. Il sentiero sale tranquillo verso il Sant’Angelo, in una foresta che diviene subito di conifere. “Ma sono abeti questi?” chiedo io, sognando di vedere abeti spontanei a 6 km dal mare. “No, sono pini” mi stronca subito Enzo.

In breve zompettiamo sul crinale che conduce alla vetta del Sant’Angelo. Un colossale “Wow!” qui è sempre spontaneo: ci si trova sulla balaustrata da cui lo sguardo viene inghiottito da un blu colossale, fatto di mare e di cielo, con Ischia sospesa nel mezzo a mo’ di disco volante.

Fossa Juanna

La cresta che conduce agevolmente al Campetelle, ingiustamente considerata una vetta minore (ma in realtà la seconda della catena aurunca) è un susseguirsi di angolazioni da cui trovare l’inquadratura migliore, mentre lo sguardo si apre anche verso l’interno.

Il Petrella è a portata di mano, visibilissimo coi suoi pannelli e la sua antennaccia. E’ sempre bello arrivarci, attraverso balze carsiche fatte di rocce e di alberi. Si incrocia il sentiero che sale dal versante spignese e si raggiunge facilmente la vetta, una gobba rocciosa, altro balcone sul versante sud del Golfo di Gaeta: la bruma avvolge il Vesuvio e il Faito, mentre io mi cimento nella costruzione di quelli che ormai io e Valeria chiamiamo “totem di pietra”, una sorta di piccolo omaggio ai cammini e alle vette che mi ospitano di volta in volta. Si ritorna verso il basso, attraversando dolci saliscendi che si ricoprono di conifere: “Questi sono abeti!” mi dice ad un tratto Enzo. E il piccolo sogno di vedere un albero per me così mitico, quasi sulle rive del mare, a 1500 metri, si realizza!

L’inverno abbraccia l’autunno

Non passa molto per far realizzare un altro piccolo sogno, stavolta di Enzo e Gianpaolo: la visita a Fossa Juanna, la fossa della strega che si dice sia stata arsa viva in questa enorme, incantata dolina immersa nel fitto della faggeta. Il terreno è duro come pavimento a causa del ghiaccio; la brina incrostata sull’erba conferisce alla piattaforma carsica un ulteriore tocco di magia. Chissà come deve essere bello il cielo visto da qui nelle notti terse e stellate… ed ecco che un altro piccolo grande sogno da realizzare prende nuovamente forma… Perché, in fondo, gli Aurunci sono pietre fatte di sogni.

One thought on “Sugli Aurunci, tra mare e cielo”

  1. Semplicemente meraviglioso tutto, viverlo dal vero e riviverlo nel tuo sapiente racconto… Grazie x questo piccolo sogno avverato… Al prossimo ????

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