Sprone Maraoni

La partenza da Santa Serena

E’ ormai passato un po’ di tempo dalla salita su Sprone Maraoni dell’Associazione Atargatis, in una brumosa domenica di aprile, soltanto un preludio a ciò che sarebbe stato un maggio semi-invernale. Una delle vette più caratteristiche della dorsale interna dei Lepini, lo “sperone” montuoso si estende tra le province di Frosinone e di Roma, lungo il bordo della propaggine di quest’ultima che si allunga tra la la provincia ciociara e quella di Latina.

Da Supino, attraverso una strada tortuosissima, si raggiunge l’altopiano di Pian della Croce, conosciuto anche come Santa Serena, dal nome della locale sorgente. La veduta trasmette… serenità e pace: i monti intorno, i cavalli al pascolo, l’aria pura.

Dalla sorgente abbiamo imboccato il sentiero 718, per Monte Malaina, e siamo saliti con un dislivello inizialmente apprezzabile, lasciandoci alle spalle Pian della Croce.

Fino all’incrocio con il sentiero che porta a Monte Malaina abbiamo seguito il n. 918, successivamente proseguendo per il 920 fino alla vetta.

ItinerarioSentieri n. 918 e 920; poi percorso parzialmente segnato
Distanza12,9 km
Dislivello Dai 1100 m circa di Santa Serena ai 1390 circa della vetta; dislivello totale circa 700 m
Tempi5-6 ore, comprese le pause
NoteL'itinerario qui seguito effettua anche dei fuori sentiero e va anche su percorsi non segnati ufficialmente. Indicato per ragazzi già abituati e allenati
RistoriPresente a Santa Serena; informarsi sui periodi di apertura. In aprile era chiuso
Come arrivareDa Supino si devono seguire le indicazioni per Santa Serena

Il cammino è stato reso fastidioso da una pioggerellina insistente e da una nebbia a tratti anche fitta, che hanno reso l’aria tutt’altro che mite. Da un certo punto di vista, tutto ciò ha comunque regalato ancora più suggestione all’escursione, che ha alternato periodi all’aperto ad altri nel fitto del bosco, con avvicendamento di dislivelli e di pause in pianura o in falso piano. Di per sé, il percorso non presenta alcun tipo di difficoltà particolare, al di là talvolta della pendenza (resa infine più marcata dai saliscendi) o della distanza complessiva da percorrere.

Il gruppo nel bosco
Pianori tra la foresta
La magia della faggeta lepina

Attraverso il bosco si giunge, dopo una breve discesa, ad uno slargo tra gli alberi, in cui si trovano tre rifugi. In perfette condizioni, tenuti benissimo e fruibili da tutti, ci hanno offerto riparo dal tempo e dalla temperatura inclementi. Ci siamo rifocillati e abbiamo acceso un fuoco all’aperto, approfittando dell’interruzione nella pioggia che, in realtà, finalmente ci ha abbandonato per il resto della giornata.

Siamo arrivati in cima dopo aver finito di attraversare il bosco. La vetta è pietrosa e, in realtà, neanche ha la conformazione di una vetta: allungata, si pone più come un crinale, uno sperone, uno “sprone” appunto. La veduta, come potrete immaginare, non è stata un granché, tra nebbia e nuvole; in compenso, la grande fioritura di orchidee sorprese dal freddo fuori stagione, è stata davvero un bel vedere!

Siamo rientrati seguendo un percorso solo parzialmente segnato: l’atmosfera tra gli alberi, ammantati di bruma, era davvero magica e ammaliante, come incantato era Pian delle Croci con il suo colore verde smeraldo circondato dai boschi ed esaltato dai riflessi di un pigro, timido sole semi-soffocato dal grigio.

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