Monte Viglio

Il “crestone” di Monte Viglio

Era fine primavera ma non sembrava, visti i nuvoloni incombenti e le previsioni meteorologiche minacciose; eppure il gruppone dell’Associazione Atargatis non si è fatto intimidire ed è riuscito a raggiungere la vetta di Monte Viglio dopo averne percorso tutta la meravigliosa cresta, a cavallo di due regioni. Uno scenario estremamente suggestivo, reso ancora più tale proprio dalle nubi cariche di pioggia, dalla nebbia che saliva a sprazzi e che giocava con speranzosi, sporadici raggi di sole.

L’Abruzzo alla nostra sinistra, il Lazio alla nostra destra; la Val Roveto da un lato, Campo Catino, Filettino e Campo Staffi dall’altro. La bellezza dei Monti Simbruini, durante questa impegnativa escursione, ci ha avvolti con scenari mutevoli: foresta, prati, crinale; perfino un nevaio che aveva le sembianze di un vero e proprio piccolo ghiacciaio tra i cavalli al pascolo.

PercorsoDa Valico Serra di Sant'Antonio si prosegue per la cresta fino a ricongiungersi al sentiero 696a fino alla vetta; dalla cima si scende fino all'incrocio con il 696b, che si percorre fino a fine escursione, a Pezze della Macchia
Distanza10,7 km
Dislivello660 m in salita; 1000 m in discesa.
Da 1260 m a 2156
TempiCirca 6 ore
NoteTrattasi di un EE. Vi sono tratti ripidi, tanto in salita quanto in discesa. In corrispondenza del Gendarme ci si aiuta anche con le mani
RistoriAssenti
Come arrivareRaggiunta Filettino, si segue la strada che porta a Capistrello.

Piccole meraviglie lungo la salita
Ecco il confine tra Lazio e Molise in questo punto!
La vetta di Monte Viglio

Partiti dal Valico Serra di S. Antonio, il cammino è proseguito esattamente lungo il confine interregionale, su una variante in cresta del sentiero 651; successivamente, raggiunto Monte Piano (quota 1838), si è proceduto sul 696a. Su pendenza a tratti apprezzabile, si varcano i 2000 in uno scenario prativo di quota. Si incontrano altri gruppi di escursionisti, neanche loro intimoriti dalla minaccia di pioggia, e si lambiscono reminiscenze d’inverno rappresentate da grandi macchie di neve.

Un primo 2000 è il monte “I Cantari”, 2103 metri. Vi sono alcuni saliscendi, e ci si è dovuti impegnare non poco per superare l’ostacolo del Gendarme del Viglio: con dei passaggi di vera e propria arrampicata di terzo grado e con molta attenzione per ridiscendere, non rimaneva infine che la vetta. Un ultimo sforzo e, proprio mentre iniziava a piovere, si è arrivati ai 2156 metri della cima del Viglio.

Da lì si è subito ripartiti per la discesa, visto il tempo, continuando a seguire la cresta fino al primo incrocio sulla destra, il 696b. Imboccando quest’ultimo, il rientro è stato a tratti vertiginoso, con il crestone imponente del Viglio lasciato sulla destra e con il sentiero che si snodava implacabile sotto di noi. Usciti dalla parte in quota, la porzione boscosa è stata inizialmente ancora più impegnativa, per via del sentiero reso scivoloso dalla pioggia (che nel frattempo aveva comunque smesso di cadere). La discesa è continuata senza soluzione di continuità, fino all’arrivo a Pezze della Macchia. E, appena rientrati in autobus, ha ricominciato a piovere: che non si dica che siamo stati sfortunati col tempo!