Monte Ruazzo

La Ciauchella
La Ciauchella

L’anello del Monte Ruazzo partendo dal rifugio di Acquaviva è probabilmente una delle più belle escursioni che si possano effettuare sul massiccio degli Aurunci: nel giro di poco spazio, e con un dislivello relativamente contenuto, il cammino attraversa alcuni dei più caratteristici ambienti di queste montagne: si passa infatti dalla sorgente in quota alla lecceta, alla prateria di salvia, alle tipiche doline, per poi tuffarsi in una superba faggeta prima del tratto brullo sommitale; il tutto con la possibilità di osservare da vicino alcune delle più notevoli e impressionanti attrattive carsiche della zona, come la Ciauchella, il Fosso di Fabio e la Valle di Sciro. Questo è stato lo scenario scelto per questa splendida escursione dai gruppi di Alpinismo Giovanile del CAI di Latina e del CAI di Alatri, che hanno goduto di questa bellissima giornata, nonostante la nebbia, a tratti anche fitta (che ha comunque aggiunto ulteriore magia allo paesaggio fiabesco degli Aurunci).

In circa 5 ore è possibile effettuare il giro ad anello, per una lunghezza di 5,6 km circa ed un dislivello di quasi 490 m.

L’inizio dell’escursione avviene proprio all’altezza della sorgente di Acquaviva, che dà nome anche al rifugio adiacente: il flusso idrico che interessa questa sorgiva non è di quantità ingente, ma alimenta una pozza perenne che potrebbe ospitare anche qualche anfibio, come il tritone o la salamandra. Si inizia l’escursione dal sentiero con segnavia CAI 956, e si entra immediatamente nel bosco di leccio; dopo alcuni minuti, con una deviazione verso destra su sentiero non segnato, sempre all’interno del fitto bosco, si può osservare da vicino uno degli episodi di carsismo ipogeo più ragguardevole degli Aurunci: si tratta della grotta verticale denominata “La Ciauchella”, un inghiottitoio impressionante, dallo sviluppo sotto terra di quasi 300 metri. Del resto, visto che non si sta parlando di un’escursione speleo, si potrebbe obiettare che, come per altri casi del genere, magari alla fine si vede solo un buco sul terreno e basta. Invece la bocca di questa foiba sembra uscita direttamente da un film horror! Un’enorme antro buio spalancato verso l’alto, dall’apertura di circa una quindicina di metri in lunghezza e di quasi dieci in larghezza. Occorre fare moltissima attenzione, dato che non vi è alcuna protezione. Ed è senz’altro consigliato non allontanarsi dal sentiero se non in presenza di un accompagnatore che conosca alla perfezione la deviazione: nonostante il sentiero principale disti solo di poche decine di metri, la monotonia del fitto bosco in cui ci si trova può portare facilmente a perdere l’orientamento. Superfluo poi ricordare che, soprattutto in presenza di ragazzi, la cautela non è mai troppa nell’avvicinarsi all’antro per osservarlo. L’accompagnatore deve essere in grado di localizzarlo agevolmente per evitare episodi spiacevoli.

Il Fosso di Fabio
Il Fosso di Fabio

Si rientra verso il sentiero e si prosegue la salita per la vetta del Ruazzo in ambiente boscoso, che a tratti offre qualche tratto più aperto. La fisionomia della foresta va lentamente cambiando man mano che si sale di quota. In uno di questi slarghi si trova una rigogliosa vegetazione di salvia, oltre che di timo e di altre erbe officinali, capaci tutte insieme di diffondere le loro fragranze.

Mentre ci si approssima alla sella del Monte Mesole, vetta arrotondata a quota 1056 che il sentiero lascia lievemente sulla destra, in primavera si può ammirare una generosa fioritura di orchidee, frammiste ad altri fiori, tra cui narcisi e violette. Il cammino si svolge ora su un falso piano ai margini della faggeta, in zona di foresta rada, tra antichi manufatti di pastori e balze di conformazione carsica. La zona è chiamata Fosso di Fabio. In breve, in corrispondenza dell’incrocio con il sentiero 956b, c’è un altro grande antro, detto proprio Fosso di Fabio, dal nome della persona che si dice vi abbia vissuto per un periodo. Non si tratta di un inghiottitoio vero e proprio, ma di una grotta, scoscesa ma priva di grande sviluppo ipogeo. E’ comunque impressionante, anche in questo caso, l’aspetto dell’apertura, seminascosta tra alberi, rocce e rigogliosa vegetazione.

ItinerarioAd anello: dapprima Sentiero CAI n. 956 fino alla vetta; successivamente sentiero evidente ma non segnato fino a Valle di Sciro e Acquaviva
Lunghezza5,6 km
Tempi5 ore e mezza
DislivelloCirca 500 m
Elementi di interesse per bambini e ragazziLe meraviglie carsiche
Punti di ristoro Presenti un paio presso Acquaviva
Possibilità uso passegginoNo

Il cammino prosegue ora svoltando verso sinistra, e iniziando nuovamente a salire attraverso la faggeta; ci si lascia sulla sinistra i monti Ferrazzano e Viola e, salendo nel bosco sempre più fitto, si raggiunge la cresta che conduce alla sommità del Ruazzo, incrociando anche il sentiero 920, proveniente da destra.

Da questo punto, svoltando nuovamente verso sinistra, si prosegue con pendenza più pronunciata e con bella veduta sulla Piana di Fondi e sul Circeo; man mano che ci si approssima alla vetta, il panorama si allarga sul Golfo di Gaeta sottostante e sul massiccio del Redentore e del Petrella. Certo, nel nostro caso, semi-avvolti dalla nebbia, abbiamo più che altro immaginato…

Verso la Valle di Sciro nella nebbia
Verso la Valle di Sciro nella nebbia

Tuttavia, anche con la nebbia che va e viene, lo scenario in vetta è davvero suggestivo. In realtà, a parere di chi scrive, la veduta sulla Valle di Sciro, il tavolato carsico sottostante al Ruazzo, sul versante meridionale del Monte, è una delle vedute più belle e autentiche degli Aurunci: sullo sfondo blu del Tirreno, con le isole in lontananza, le onde di pietra di cui è costituito questo altopiano lasciano a bocca aperta. Si scende proprio per questo versante proseguendo l’anello, tuffandosi in questa vera e propria sinfonia di pietre.

Da tener presente che, per completare l’escursione, dalla sommità del Ruazzo in poi si percorre un sentiero non segnato, sebbene evidente e alquanto conosciuto. In ogni caso, se non si è sicuri, è sempre consigliabile affidarsi ad un accompagnatore che conosca bene il sentiero e la zona, oppure tornare per il cammino da cui si è venuti.

Giunti in corrispondenza di una cisterna, il sentiero per rientrare ad Acquaviva scende verso sinistra con pendenza pronunciata, dritto nella foresta. Si raggiunge un’altra cisterna più grande, da cui continua a scendere. Anche in questo caso, il sentiero non è segnato, ma è evidente. Con alcuni tornanti si raggiunge Acquaviva, ossia il punto di partenza.

Da notare che, sebbene l’escursione si svolga in ambiente molto selvaggio, sono presenti due punti di ristoro all’inizio dell’escursione: un ristorante poco prima di Acquaviva, lungo la sterrata, ed un altro in corrispondenza praticamente dell’inizio del sentiero, subito dopo la sorgente.

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