Monte Puzzillo

In vetta al Puzzillo
In vetta al Puzzillo

Si ritorna nel Sirente-Velino, sulla cresta del Monte Puzzillo: un ritorno negli spazi selvaggi degli Appennini dopo giorni intensi passati tra le maestose vette dolomitiche (dei quali ancora si parlerà). Beh, il contrasto c’è: mancano quegli imponenti bastioni a sorvegliare valli verdi e gentili, e a confronto il cuore dell’Abruzzo sembra aspro e solitario: ma anche in questo sta la sua sconfinata e indomata bellezza! I colori sono stemperati, imposti da una durissima e caldissima estate; gli intervalli spaziali sono dilatati e rapiscono con la loro meravigliosa solitudine, spazzata solo dal vento e dai raggi solari; l’erba è un mare che si alterna alle pietre e alla grata ombra delle faggete. E’ la wilderness abruzzese ed appenninica!

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Nel bosco

Per l’occasione, l’escursione vedrà l’addestramento sul campo di due aspiranti Accompagnatori Sezionali di Alpinismo Giovanile del Club Alpino Italiano, che hanno preparato la giornata appositamente come parte delle attività didattiche del loro corso; il gruppo escursionistico è formato quindi da partecipanti alle attività di Alpinismo Giovanile di varie Sezioni del CAI laziale e dall’Associazione Atargatis.

L’escursione inizia dal Valico delle Chiesole, in prossimità del quale c’è uno slargo dove parcheggiare comodamente il mezzo. L’aspetto selvaggio e solitario si ritrova anche nell’assenza di veri e propri punti di ristoro all’attacco del sentiero: si è comunque in prossimità dell’area pic-nic di Prato Agabito, munita anche di una vasca seppure con acqua non potabile.

In cresta
In cresta

L’escursione ha uno sviluppo di circa 12,4 km; si va dai 1600 m dell’area parcheggio presso Le Chiesole ai 2178 di Monte Puzzillo, per un dislivello di 578 m. L’ascesa totale è comunque di circa 800 m, così come la discesa totale. Sono necessarie circa 6 ore e mezzo per effettuare l’anello. Le caratteristiche dell’escursione la rendono molto interessante per ragazzi già abituati; da sconsigliare invece per famiglie con bambini.

L’inizio avviene, appunto, da Passo delle Chiesole, appena prima che la strada sbocchi sul grande, meraviglioso altopiano di Campo Felice: si intraprende il sentiero 5 sulla destra, salendo immediatamente all’interno del bosco con vari tornanti. La prima tratta dell’escursione è quindi ombreggiata; dopo circca un’ora e mezzo di cammino, man mano che ci si approssima alla cresta di Monte Fratta, la vegetazione dirada e lo scenario diviene via via più brullo. La veduta si apre gradualmente sia verso destra, su Valle di Morretano, che verso sinistra, su Campo Felice.

Il grifone
Il grifone

Si giunge alla vetta del Fratta (m 1878) e si prosegue verso quella del Cornacchia, sempre in scenario brullo e roccioso, con vari saliscendi e slarghi che di quando in quando interrompono apparentemente l’andamento su cresta. La vista si apre sempre di più, permettendo di osservare il tragitto di ritorno che gli accompagnatori hanno scelto, attraverso Valle di Morretano. Si raggiunge la sommità del Cornacchia (m 2010) e si prosegue per il Puzzillo, sulla cui vetta sono già arrivati altri escursionisti. Ma questo non prima di avere ammirato, cullato dalle correnti ascensionali che si alzano dalle valli sottostanti, un superbo grifone volteggiare sopra di noi e tornare anche indietro più volte.

Valle del Morretano
Valle del Morretano

Altri saliscendi colmano il dislivello residuo, accompagnandoci ai 2174 metri del Puzzillo. Lo sguardo si apre a 360°, spaziando anche verso altri crinali, già percorsi di recente, su Punta Trento e Punta Trieste. Per il rientro si torna indietro per un breve tratto, scendendo decisamente sulla sinistra, all’altezza di Passo del Morretano, verso la Valle omonima, prendendo la variante del sentiero n. 5 percorso fino a quel momento. Nel fondovalle il sentiero non è inizialmente molto evidente, ma comunque è agevole seguirne la traccia, che diviene via via più chiara; occorre fare attenzione alla presenza di filo spinato durante la discesa dal Passo.

Valle del Morretano si apre spaziosa e ariosa, e il sentiero si trasforma successivamente in una sterrata semi-abbandonata una volta raggiunto il bosco. Da qui si prosegue per una cinquantina di minuti e, giunti ad un incrocio, si prende verso destra: si è praticamente giunti al Prato Agabito e l’escursione è stata portata a termine.

Mappa

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