Intorno a Monte Moleta

Cavalli al cospetto del Redentore imbiancato presso il rifugio di Pornito

Una nevicata come non se ne vedevano da anni sugli Aurunci; la consapevolezza che, a pochi chilometri dal mare, la combinazione “neve alta-bel tempo” dura al massimo l’arco di 24 ore; la voglia di godere di questa combinazione, anche se con poco tempo a disposizione. E allora, si parte, approfittando anche della strada sgombra di ghiaccio fino a Pornito.

Alla fine, è uscito un bel giro intorno a Monte Moleta, partendo proprio da Pornito e passando di nuovo attraverso il 915b, ricongiungendomi scendendo alla sterrata che sale per Valliera e Canale, passando per Forcella di Fraile. Una digressione tra il bianco della neve e il blu del cielo e del mare, un connubio eccezionale.

Incontro degli amici, che mi spiegano che c’era perfino stato un crollo di un costone nevoso sul Sentiero della Statua (motivo in più che mi spingerà ad evitarlo al ritorno, facendo il giro inverso), oltre a varie auto rimaste impantanate sul ghiaccio oltre Pornito.

Il Redentore come raramente si vede
Gaeta vista dalla sella del Moleta

Inizio la salita, senza ciaspole, convinto che non sarebbero servite subito: illuso! La copertura nevosa era già notevole a quota 850, tanto che ho dovuto subito inforcarle per poter proseguire, serpeggiando sul sentiero, con molta calma, per poter guadagnare dislivello. Faticoso, bellissimo, con un pizzico di sensazione di avventura.

ItinerarioAd anello: 915b da Pornito a sella del Moleta; successivamente strada sterrata in discesa per Forcella di Fraile e Pornito
Distanza4,7 km
Tempi2,5 ore/3 ore
Dislivello287 m (da 817 m a 1100)
NoteTrattasi di un'Escursione in Ambiente Innevato (EAI), da effettuare con i dovuti equipaggiamento e preparazione fisica
RistoriRifugio di Pornito (informarsi per l'apertura)
Come arrivare Dal paese di Maranola seguire le indicazioni per il Redentore; parcheggiare l'auto nello spiazzo adiacente il rifugio di Pornito, dove inizia il Sentiero della Statua

Guadagno la sella e il paesaggio diventa surreale: solo la staccionata mi indica dove si trovi la strada, percorribile in bella stagione anche dalle auto, ora adagiata sotto un metro circa di neve! Rimango un po’ in giro, a sparare foto e a guardare i giochi e i ghirigori disegnati dal vento e dalla neve. Il silenzio è assoluto, il paesaggio un incanto.

La cosa bella della neve è che trasforma stradacce brutte in piste di magia: ciaspolare in discesa lungo lo stradone travestito di bianco è uno spasso. La neve, farinosa, rende il procedere faticoso nonostante il pendio, finché non mi “canalizzo” nelle impronte lasciate da altri escursionisti più mattinieri.

Onde di neve
Il menhir di Fraile, “rimpicciolito” dalla neve

Il menhir di Fraile sembra un altro rispetto a quello che sono abituato a vedere: reso più basso dalla neve, sembra meno grande di quello che in realtà è, mentre il silenzio continua ad avvolgermi. A Forcella di Fraile osservo un 4×4 abbandonato momentaneamente: le quattro ruote motrici niente possono contro questo manto bianco, così alto e potente!

Scendo, la coltre diminuisce molto lentamente, trasformandosi a tratti in ghiaccio, pestata dalle ruote delle poche auto che hanno osato avventurarsi fin quassù e che, chissà come, ora sono riuscite a ridiscendere in pianura. Il mare si avvicina, la gioia rimane inalterata, ossia alta, tanta. Praticamente effettuo un periplo della mole del Monte Moleta (chissà, forse ho capito da cosa deriva il suo nome), servendomi del 915b e della sterrata.

Pienamente soddisfatto, rientro senza sforzi e con le orecchie piene del gracchiare delle mie ciaspole.

Il giorno dopo, dalle Terre Basse in riva al mare dove io vivo, osservo che il manto nevoso si è già ritirato a quote più alte e macchiato di chiazze. E allora sorrido, dicendomi di aver fatto bene a cogliere al volo una magia del genere.

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