Monte Belvedere

Campo di Venza
Campo di Venza

Una vetta dal nome forse non troppo insolito, ma sicuramente evocativo: Monte Belvedere! Meta di un’escursione bellissima, piena di spunti interessanti, eppure sconosciuta a molti, me compreso; tanto che, prendendo la carta dei Monti Aurunci per programmare la giornata, ad un certo punto ho esclamato: “Monte Belvedere? Mai sentito!”

Ora posso dire che questa cima meriterebbe di essere apprezzata di più da escursionisti ed amanti della natura, sia per la vetta in sé, sia per il percorso da fare per raggiungerla, un succedersi di sorprese continue, uno scrigno di piccoli grandi gioielli naturalistici e culturali! A pochi chilometri dal ritmo convulso della nostra civiltà, a 1000 (o anche meno) metri più in alto, vi sono residui ancora vivi, eroici, di un mondo rurale montano per ora vivo, ma che sta inesorabilmente scomparendo. Osservare simili meraviglie è un’emozione unica, tipica di quell’Italia minore e sconosciuta ma sempre capace di stupire il visitatore più curioso.

Al cospetto dei castagni secolari
Al cospetto dei castagni secolari

L’escursione è priva di difficoltà particolari e si sviluppa per 4,4 km con poco più di 500 metri di dislivello, mai particolarmente aspro. Il tragitto viene percorso in circa tre ore: considerate anche le dovute pause, doverose per ammirare tutto ciò che lo scenario saprà riservare.

ItinerarioSentiero 967 da Tasso fino a Guado del Faggeto; 967b fino al Belvedere
Lunghezza4,4 km
Dislivello505 m
Tempi 6 ore circa A/R
Elementi di interesseItinerario molto vario: dalla foresta con castagni secolari si visitano vari tipici ambienti pastorali; altopiano carsico; tracce di animali selvatici; vetta
Punti di ristoroAssenti; tuttavia in estate nella fattoria a Guado del Faggeto ci sono i pastori
NoteAssenti difficoltà particolari; possibile presenza di cani da pastore con le greggi, fare attenzione!

L'insediamento pastorale a Guado del Faggeto
L’insediamento pastorale a Guado del Faggeto

Oltrepassando un altro luogo magico, i ruderi del castello normanno di Roccaguglielma, si raggiunge l’inizio del sentiero, il 967 del CAI che da Tasso giunge a Monte Forte. Circa 350 metri di dislivello sono concentrati in questa prima parte del percorso, che si snoda attraverso una foresta favolosa: la carta escursionistica parla di “Castagneto secolare”. In effetti, si incontrano dei veri e propri monumenti viventi, un inno alla natura e alla sua immensità. Se si viene qui per la prima volta si resta a bocca aperta; se si torna qui per la n-esima volta… pure! Semplicemente maestosi, vi sono alcune decine di castagni giganteschi, che da un tappeto di felci si aprono la strada all’interno di una foresta molto varia e diversificata, con esemplari di querce, di aceri e, un po’ più in alto, di faggi.

Carsismo a Campo di Venza con la nostra piccola accompagnatrice
Carsismo a Campo di Venza con la nostra piccola accompagnatrice

Proseguendo, lo scenario è infatti quello tipico della faggeta appenninica, nonostante l’altitudine modesta: l’esposizione a nord e la primavera piovosa hanno regalato a questo bosco un’aura particolare, quasi esotica. Si rubacchiano qua e là foto di qualche orchidea residua, oltre che di altri fiorellini e, col cuore contento, si raggiunge Guado del Faggeto, a quota 1000. Da qui si lascia il 967 e si intraprende il 967b, diretto verso ovest (a destra).

Se già fin qui non è per niente difficile incontrare pastori, raccoglitori di funghi o montanari che trasportano legna a dorso di mulo, con i quali scambiare due chiacchiere circa la vita quassù, prendendo verso Campo di Venza, dopo circa 200 metri si incontra forse l’ultimo esemplare originale di casa di pastore aurunco, in pietra viva e con tetto di paglia! La costruzione è il fulcro di un’ampia fattoria di quota, provvista anche di cisterna e di altre costruzioni tipiche in pietra viva: stretta tra le foreste, lo stazzo usufruisce di un ampio prato, con coltivazioni recintate e protette da ortiche.

Monte Belvedere: la vetta
Monte Belvedere: la vetta

Dopo ulteriore stupore e numerose foto, si prosegue verso Campo di Venza. La pendenza diminuisce notevolmente, proseguendo su saliscendi attraverso diversi pianori carsici, pure costellati di manufatti pastorali in disuso, alcuni ridotti a macerie, altri in stato di conservazione migliore. E’ possibile ammirare alcuni esemplari di fiori rari, oltre alle farfalle in amore. Tra hum carsici e doline, si raggiunge Campo di Venza, vasto altopiano adibito a diversi insediamenti pastorali: verde e incantato, forse è uno dei pianori più elevati degli Aurunci, se non il più elevato. Anche qui vi sono alcune strutture molto interessanti, tra cui un “pagliaro”. Si prosegue seguendo la traccia che si snoda sulle pendici del Monte Finitizie e Serra di Campo di Venza, puntando verso la vetta di Monte Belvedere: per arrivare in cima occorre percorrere circa 100 metri di dislivello, su traccia poco evidente (segno della sottovalutazione da parte degli escursionisti di questa vetta invece molto interessante), ma ben contrassegnata dai segnavia. In breve si guadagna la vetta, dove non è difficile incontrare greggi con annessi cane da pastore al seguito: non allarmarsi, ma usare prudenza e non avvicinarsi mai al gregge, aspettando che lo stesso vada per la sua strada per evitare di far irritare i cani.

Strane creature nei boschi
Strane creature nei boschi

Belvedere, un nome, un programma: lo sguardo spazia sulla sottostante Valle di Polleca e su varie vette aurunche, tra cui anche il loro culmine, ossia il Petrella.

Si rientra per lo stesso percorso, facendo sicuramente altri incontri e prefigurando già il ritorno durante l’estate, quando la fattoria sarà abitata dai suoi pastori, eroi di un presente che sa di passato, ma che dovrebbe essere un pochino anche il futuro di noi tutti.

Monte Belvedere

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