Le Ciampate del Diavolo

L'inizio del sentiero
L’inizio del sentiero

Caratteristiche – Lungi dall’evocare alcunché di diabolico, il sito delle “Ciampate del Diavolo” è, al contrario, qualcosa di preziosissimo: una meraviglia custodita dal Parco Regionale di Roccamonfina e Foce del Garigliano. La popolazione locale, in seguito alla scoperta di queste impronte ad inizio XIX secolo, ne attribuì la paternità al “diavolo”: chi altri poteva camminare scalzo sulla lava ardente? In realtà, si trattava di un sentiero che i nostri antichissimi progenitori percorrevano abitualmente, e che una serie di casualità fortunate ne ha permesso la conservazione e la fossilizzazione facendolo arrivare a noi.

Le “Ciampate del Diavolo” sono un sito unico al mondo dal punto di vista paleontologico: scoperto da pochi anni, esso custodisce le impronte di Uomo di Neanderthal più antiche al mondo in questo stato di conservazione ed in numero così elevato.

L’escursione si dipana in un ambiente insolito e misterioso come è quello di una piccola forra vulcanica all’interno della quale, nel corso dei secoli, sono stati scavati fossi di scoli e scalini per rendere più agevole il passaggio: non presenta alcuna difficoltà, tranne la possibilità che il fondo risulti scivoloso per via dell’elevata umidità. Successivamente, lo scenario si apre sul lastrone con le orme e sulla radura sottostante.

Il percorso è di 1,5 km a/r: con la guida è necessaria circa un’ora e mezza per completare l’escursione. Il dislivello è di circa 60 m (scendendo all’andata).

Per visitare il sito è necessario contattare l’”Associazione Orme”: l’area, sottoposta a vincolo e tutela da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici, è infatti recintata.

Come arrivare – Il sentiero parte dalla zona alta del paesino di Foresta, frazione nel comune di Tora e Piccilli. Da Roma si esce dall’A1 al casello di San Vittore del Lazio e si prosegue sulla S. S. 6 Casilina. Si svolta a destra seguendo le indicazioni per Tora; superato quest’ultimo, si continua a salire fino a indicazione con svolta a sinistra per Foresta. Da Napoli, invece, il casello autostradale è quello di Caianello: si prosegue sulla Casilina in direzione nord per svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per Tora e Foresta.

Le Ciampate del Diavolo
Le Ciampate del Diavolo

L’escursione – Inizia alla sinistra della chiesa, con evidente sentiero che scende verso le Ciampate. Noi ci siamo incamminati, ignari del fatto che si dovesse contattare l’Associazione Orme: ma siamo stati fortunati. Abbiamo percorso tutto il tratto in discesa, in uno scenario che ci ha ricordato un po’ quello delle Vie Cave toscane. Le pareti della gola sono tappezzate di muschio spessissimo e di piccole felci. Gli alberi al di sopra sovrastano il tutto, con radici sovente al di fuori del terreno, sospese. Abbiamo superato anche il tratto con gli scalini scolpiti nel tufo, per poi giungere all’imbocco del sito paleontologico vero e proprio: là abbiamo trovato un gruppo che aveva appena finito la sua visita. La gentilissima Fabiola ha acconsentito a guidarci comunque oltre il cancello, e le sorprese sono state infinite!

ItinerarioSentiero scavato nella lava che parte alle spalle della chiesa fino alle Ciampate e alla cascatella sottostante
Lunghezza900 m circa
Dislivello- 60 m
Tempi1 h 1/2 A/R
Punti di ristoroAssenti
Elementi di interesse per bambiniIl sito archeologico con le impronte pietrificate è unico
Possibilità uso passegginoNo

Innanzitutto, dalla passerella in metallo che sovrasta il lastrone dove vi sono le orme, ci sono state mostrate due impronte di capriolo, ovviamente fossili. E poi, le due “piste”, molto chiare, di impronte di ominide, una in prossimità dell’inizio della passerella, l’altra verso la fine del lastrone. Vi sono anche i segni delle scivolate degli uomini neanderthaliani (da ricordare che il fondo su cui camminarono era soffice), oltre che quelli delle loro mani, che usarono per non perdere l’equilibrio a più riprese. In realtà, la guida ci ha mostrato di come le “vie” utilizzate fossero varie e molto trafficate. Da non dimenticare poi, una coppia di orme di elefantino!

Particolare di una delle "vie"
Particolare di una delle “vie”

Successivamente, siamo andati verso la radura sottostante, uscendo dal cancello e andando verso sinistra. Questo tratto del sentiero è libero: in ambiente sempre alquanto umido, con un’ampia svolta verso sinistra si giunge allo spiazzo attraverso un rado bosco misto. A lato vi è un ruscello, in questa stagione senza acqua. Vi sono dei pannelli esplicativi che parlano della storia del vulcano: il Roccamonfina non è famoso come il Vesuvio o i vulcani spenti nei dintorni di Roma, ma ha una storia ricca e interessante. Tra l’altro, durante l’epoca in cui vennero lasciate le tracce, aveva già raggiunto uno stadio esplosivo, che l’avrebbe portato a collassare su se stesso e ad assumere la fisionomia arrotondata che ha ora, con un’altitudine di poco più di 1000 metri.

Vi sono molte cose da dire su questo percorso, facile, a portata di tutti (con un po’ di attenzione nei tratti più scivolosi) e interessantissimo: ma ve le dirà la guida quando vorrete andare perché… ne vale davvero la pena!

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