L’Antica Norba

La città vista dall’Acropoli minore

Ero stato all’Antica Norba nella prima metà degli Anni Novanta, quando vidi poche rovine soffocate in un mare di rovi e di vegetazione, caotica, prepotente, fastidiosa. In altre parole, questa città misteriosa era praticamente abbandonata; ma rimase per me, dentro di me, una questione aperta, un qualcosa da riscoprire in seguito.

E allora eccoci, dopo un bel po’ di anni, sui contrafforti dell’Antica Norba, all’interno della sua possente cinta, fatta di mura poligonali, di enormi massi sapientemente incastonati l’uno all’altro ad autosorreggersi, a proteggere, a celare tutta la storia e tutto il mito che custodiscono.

Ho considerato, fino a non molto tempo fa, il Lazio un patchwork di identità e di storie diverse, che vedevo difficilmente capaci di armonizzarsi insieme l’una all’altra. Norba è uno dei luoghi che mi sta aiutando a riscoprire la mia regione: dall’antica Etruria alla Terra di Lavoro; dai monti e dalle colline delle nostre divinità primigenie alle spiagge di Enea e di Ulisse, la bellezza del Lazio forse sta proprio in questa sua poliedricità, in questa sua tendenza a non rivelarsi mai del tutto tutto insieme, soprattutto al visitatore frettoloso e superficiale. Norba è uno di quei luoghi in cui questa regione si lascia respirare e svelare poco a poco: colonia romana a presidio delle Paludi Pontine e dei monti retrostanti, molto florida data la sua grande fedeltà all’Urbe contro Volsci, Sanniti ed altri nemici di Roma, finì per schierarsi dalla parte sbagliata ai tempi della guerra civile tra Silla e Mario. Alla vittoria del primo, piuttosto che consegnarsi, consapevoli della spietatezza delle sue vendette, gli abitanti preferirono uccidersi l’un l’altro e incendiare la città!

Sul decumano
In parapendio sull’antica città
Cala il sole su Norba

Di tutto questo terrore non vi è percezione oggi: il verde copre le rovine, scandite da decumani e cardi, e disciplinate da terrazze che delineano tutt’oggi la struttura della città. Le mura corrono lungo la rupe, con un effetto mozzafiato, mentre lo sguardo spazia davvero senza ostacoli sulla pianura fino al mare e alle Isole Pontine.

Torneremo qui, è un luogo che, come il Lazio, davvero non si scopre con una semplice gita: vogliamo capire di più della sua bellezza e della sua magia. Nel frattempo, contempliamo i tanti colori in parapendio che, a differenza di Icaro, riescono a tenersi in aria solo con la silenziosa forza delle loro ali… anche in questo c’è un pizzico di magia.

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