La Terra Longa

Attraverso la Terra Longa

Primo di una serie di appuntamenti sui Colli Minturnesi a cura dell’Associazione Way, l’escursione/passeggiata alla Terra Longa ha introdotto i molti partecipanti (di tutte le età e di varie nazionalità) alle meraviglie di un angolo intatto di campagna. Personalmente, conosco da vari anni (ne avevo già parlato qui e qui) questa vallata rurale colma di bellezza, con prati racchiusi tra foreste, solcata da ruscelli e punteggiata di fiori di varia forma e vario colore; solo recentemente ho però scoperto che si chiama Terra Longa. Allo stesso tempo, non sono poche le persone che ancora non conoscono questo luogo sospeso nel tempo: la sua scoperta può forse dare un piccolo contributo ad una maggiore consapevolezza delle bellezze che ci circondano, e alla crescita di uno spirito di identità nei confronti della nostra terra.

Anche per queste ragioni il primo appuntamento di “Le Vie dei Colli Minturnesi” è stato patrocinato dall’Amministrazione Comunale, in attesa degli altri che seguiranno.

Dalla piccola cappella di San Vito, il nutrito gruppo si è mosso lungo la sterrata adagiata sulla vecchia valle, attraverso un fitto noccioleto: una bellissima orchidea ci ha accolti lungo il percorso, che si è poi aperto attraverso prati d’incanto. I bambini hanno iniziato a correre nell’erba, a lanciarsi, a urlare. Questo luogo un tempo era pieno di vita, di case abitate, di campi lavorati, di canti e di voci; per un giorno è rivissuto nelle voci, nei racconti e nelle grida gioiose dei partecipanti all’inedita escursione. Tra l’altro, la presenza di alcune persone originarie del luogo ha fatto sì che anche gli stessi organizzatori potessero scoprire nuove cose e nuovi segreti.

Anthony ci fa da cicerone al vecchio mulino
Verso la carbonaia

Anthony ci ha infatti raccontato della vita che si raccoglieva intorno al mulino e dentro lo stesso: costruzione a due piani, in quello inferiore confluiva l’acqua, captata dal rio Reali attraverso una canalizzazione artificiale. Il meccanismo a energia idraulica azionava quindi la macina che, al piano superiore, produceva la farina. I ricordi di Anthony legati al luogo non sono pochi: sebbene il mulino fosse in disuso da prima della Seconda Guerra Mondiale, la costruzione era ancora utilizzata, e la famiglia si raccoglieva spesso sotto una grande quercia per godere del fresco della zona. Tra l’altro, la conformazione della stessa rendeva frequenti inondazioni e formazioni di pozze d’acqua, per la gioia di rane ed altri piccoli anfibi, e con la possibilità di infertilire il terreno per le coltivazioni.

Giovanni ci ha fatto invece scoprire una vecchia carbonaia: non distante dal mulino, oggi è contrassegnata da un incavo nella roccia. Il periodo che seguiva all’estate, altrimenti privo di grandi lavori, veniva destinato da alcuni intraprendenti contadini alla produzione del carbone: la legna veniva posta nel mucchio e fatta bruciare molto lentamente, in assenza totale di fiamma, così da potersi trasformare in carbone. Successivamente, il prezioso prodotto era venduto in giro per la zona a coloro che ne avevano bisogno per le loro attività quotidiane.

Alla masseria di Rosa
Il rientro attraverso i prati

Infine, Rosa ci ha portati a visitare la sua vecchia masseria: anch’essa non lontana dal mulino, sebbene disabitata, versa in ottimo stato di conservazione, con forno e camino ancora funzionanti. Situata su più livelli e in invidiabile posizione assolata, come molte altre case coloniche della Terra Longa, potrebbe essere paragonata a una sorta di seconda casa. Non poche famiglie del piccolo ma grazioso villaggio di Pulcherini, infatti, vivevano in paese durante l’inverno per trasferirsi in aperta campagna durante la bella stagione, rendendo l’intera area viva e piena di attività.

Il rientro è avvenuto nuovamente attraverso gli stessi prati e lungo lo stesso ruscello di questa vallata unica e speciale: per la meraviglia dei presenti, la loro curiosità, la loro voglia di fare nuove scoperte in futuro.

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