Il Sentiero Ventricini

La Val Maone vista dal Ventricini

Vi diranno che il sentiero Ventricini non è neanche una ferrata ma è, appunto, “un sentiero attrezzato”; vi diranno che si tratta della ferrata più facile del Gran Sasso, niente a che vedere con, per esempio, la Danesi, più esposta e più tecnica; vi diranno che, al di là di qualche saliscendi, il Ventricini non presenta particolari difficoltà, che tutti possono riuscirvi.

Ebbene, è tutto vero, ma non credeteci. O, per lo meno, non prendete tutto questo alla lettera. Il sentiero Ventricini sarà anche una ferrata semplice (effettivamente classificata come Facile o Poco Difficile) e tecnicamente non complessa, ma a tratti ha tutte le caratteristiche di una via alpinistica dalla bellezza tanto travolgente quanto pericolosa: occorre rimanere concentrati, avere una forma fisica accettabile e sapere cosa fare nei passaggi più tecnici e delicati, oltre, ovviamente, ad essere muniti degli adeguati dispositivi di protezione.

Per le descrizioni tecniche del sentiero, un po’ come fatto per la via Ricci, rimando alle seguenti schede:

ItinerarioSentiero Ventricini dalla Madonnina intorno al Corno Grande fino alla Sella dei Due Corni; poi per il Franchetti e la Madonnina
Distanza6,2 km
TempiFino a 6 ore (relativamente a tipo di allenamento, abitudine, velocità, ecc.)
Dislivello610 m di ascesa totale; da m 2007 della Madonnina a 2545 della Sella dei Due Corni
NoteSi tratta di un EEA (Escursionisti Esperti Attrezzati); classificato come ferrata PD.
Considerare le stagioni e le condizioni meteo, oltre che le ore di luce.
RistoriAl Rifugio Franchetti

Per chi, come me, ha avuto seri problemi a gestire la paura del vuoto fino a pochi anni fa, riuscire a completare anche questa ferrata, è motivo di grande soddisfazione e motivazione. Allo stesso tempo, però, mi rendo conto di aver forse toccato per la prima volta con mano alcuni dei veri aspetti della montagna, come quando sei da solo, con i tuoi compagni, faccia a faccia con la roccia; quando devi ponderare bene ogni passo da compiere o movimento con la mano per aiutarti a procedere; quando i sassi cadono e solo il richiamo di chi sta più in su, la tua prontezza e il casco possono salvarti la testa, come è successo effettivamente a me.

Nell’immensità della montagna
Si prosegue, salendo e sccendendo. Ma soprattutto salendo.
Bellezza stordente

Sali e scendi, guardi in basso verso la Val Maone, e poi gli occhi vanno alle altre vette in lontananza, oppure in alto, alle vie di parete che salgono su, verso il Corno Piccolo. Sei circondato da una bellezza stordente. Scale a pioli, corde fisse metalliche, e poi canaloni sui quali devi procedere a “quattro zampe”. Finché, uscito dalla ferrata, devi proseguire su una salita che ti appare impietosa dopo così tanta fatica. Raggiungi la base della Danesi e l’incrocio con la Normale per il Corno Piccolo e, al cospetto del Campanile Livia (che racchiude in sé la bellezza e la spietatezza del Tetto dell’Appennino), arrivi finalmente alla Sella dei Due Corni, da cui la vista del Rifugio Franchetti ha la potenza della vista di casa tua o quasi.

Ci si stringe la mano, si sorride, si è contenti; e allora capisci davvero che il Ventricini, seppure facile come ferrata, non è certo un’escursione come le altre. Hai davvero di che sorridere, perché ancora una volta ti rendi conto di aver sfiorato i tuoi limiti, hai raggiunto un’altra zona che è tua e solo tua: stai scoprendo, nel tuo piccolo, qualcosa che ha a che fare con l’alpinismo. Stai scoprendo nuovi luoghi di te stesso.

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