Il Parco Marturanum: La Necropoli di San Giuliano

Alla Necropoli di San Giuliano c’è l’imbarazzo della scelta!

Il Parco Marturanum è un’ulteriore prova delle innumerevoli e meravigliose sfaccettature che il Lazio sa regalare al turista, visitatore, escursionista. Nel dolce scenario della Tuscia, tra la Maremma laziale e i contrafforti vulcanici di Vico e di Bracciano, questo Parco di dimensioni contenute e ricompreso nel territorio del solo comune di Barbarano Romano, è una piccola scatola piena di fiabe e di misteri: misteriose sono le forre lussureggianti di vegetazione che, ad uno sguardo più attento, solcano in lungo e in largo le colline; misterioso è l’antico popolo che abitava queste colline e che seppelliva i suoi defunti sulle pareti di queste stesse gole; nascosti e difficili da osservare sono gli animali che si trovano tra questi canyon etruschi; carichi di fiaba e di poesia sono i prati che digradano rapidamente lungo le pareti intagliate dalle necropoli, così come i greti dei torrenti e le colonne e gli affreschi delle chiese medievali.

È stato molto bello scoprire questo piccolo ma bellissimo Parco grazie ad un’escursione non troppo impegnativa ma ricchissima di cose da vedere e da scoprire.

Dalla Casina di Caiolo, dove c’è un comodo parcheggio, partono vari sentieri verso la forra che custodisce la Necropoli di San Giuliano, meta della nostra escursione. I sentieri sono tutti chiaramente segnati e, tranne alcuni punti un po’ ripidi, non presentano particolari difficoltà. Abbiamo imboccato il Sentiero n. 12 e attraversato il pianoro; in realtà, al suo inizio vi è già il primo tumulo, detto della Cucumella. Dal pianoro siamo scesi verso sinistra, puntando verso la forra e la Necropoli delle Palazzine. La vegetazione diventa sempre più fitta, senza che però riesca a nascondere gli innumerevoli monumenti funerari che si incontrano lungo il sentiero. Ogni passo è una scoperta.

Si arriva al fondo della gola, al torrente detto Fosso di Verlungo, dove l’interazione tra la luce, la fitta vegetazione, costituita anche da enormi alberi, i sepolcri che spuntano dalle pareti tufacee del canyon, rende il cammino favoloso ed entusiasmante.

ItinerarioPercorsi contrassegnati dalla segnaletica presso l'ingresso C "Caiolo"
Distanza4 km
Dislivello 135 m circa; da 300 a 370 m
NoteAlcuni tratti possono essere ripidi; attenzione se scendete al "Bagno Romano", è ripido e scivoloso. Tutto sommato è un'escursione accessibile a tutti, con sentieri ben segnati
RistoriPresente la Casina di Caiolo presso l'ingresso al gruppo di sentieri

Si risale attraverso un breve tratto di una caratteristica via cava e si raggiunge una sterrata, che con lieve salita porta verso la chiesa di San Giuliano, in corrispondenza di un’area picnic. Parte della chiesta è scoperta, con suggestive arcate. Il piccolo tempio era chiuso, ma siamo riusciti ugualmente a scattare qualche foto attraverso le grate delle finestrelle, a rivelare le graziose absidi impreziosite da antichi affreschi.

Nella radura retrostante la chiesa vi è una cisterna detta “Bagno Romano”, in cui si può anche entrare, facendo attenzione alla scalinata ripida e scivolosa, comunque attrezzata con fune e sbarra.

Al rientro, giunti al torrente, decidiamo di variare e di salire con un percorso ad anello verso la Tomba del Cervo, imponente monumento sepolcrale quasi sospeso sulla forra. Su una parete è presente il famoso bassorilievo del cervo che lotta con il lupo, da cui il Parco Regionale ha ricavato il suo bellissimo logo.

Risaliamo ai margini del pianoro di Caiolo e, attraverso un bellissimo bosco di cerri, giungiamo a un belvedere da cui la vista si apre sul dirupo da cui proveniamo.

Riguadagniamo il percorso attraverso il prato e giungiamo nuovamente alla Casina di Caiolo, dove non solo è presente un’area picnic attrezzatissima, ma dove il ristoro offre la possibilità di sedersi, rilassarsi e gustare le pietanze offerte dallo staff, e dove si può ripensare con piacere ai passi appena compiuti in una natura bellissima impreziosita da tremila anni di storia.

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