Il Cratere degli Astroni e i dinosauri

A Bella Farnia

Un gradito ritorno nel cuore del cratere, nel cuore della città: il Cratere degli Astroni. C’eravamo già stati a dire il vero, vari anni fa, ma stavolta ci siamo tornati al “gran completo”, in primavera e al cospetto dei suoi nuovi abitanti, veri e propri “Dinosauri in carne ed ossa”. Anche quest’ultima mostra è una nostra vecchia conoscenza, ma per i più piccolini i ricordi sono talmente aleatori che rivedere alcune cose o tornare in determinati posti è sempre molto gradito; per i più grandi, invece, vedere la loro gioia è semplicemente bellissimo.

Sul bordo della città, adagiato sul fondale della caldera del mega-vulcano dei Campi Flegrei, il Cratere degli Astroni è una sorta di portale che mette in comunicazione la convulsa Napoli con una dimensione che non ci si aspetterebbe le possa appartenere: la tranquillità di una vera e propria oasi, gestita dal WWF, con una fitta foresta, tanti animali e perfino un lago e uno stagno! La metropoli partenopea è capace davvero di non finire mai di stupire. Non è un caso se Carlo di Borbone, nel XVIII secolo, individuò gli Astroni come uno dei primi Siti Reali, in cui venire a rigenerarsi e ad esercitarsi alla caccia. Da quell’epoca, i dintorni dell’area protetta sono molto cambiati, quasi mai in meglio dal punto di vista ambientale, ma gli Astroni restano la meraviglia che sono sempre stati.

Incontri ravvicinati
Nel cuore del bosco
Il lago

Rispetto all’altra volta, il nostro giro, determinato anche dalle postazioni in cui sono stati installati i vari dinosauri, è stato diverso, e forse pure più accattivante, data la penetrazione nel fitto della foresta, a sbucare di nuovo in prossimità del sentiero che dall’ingresso introduce al fondo del vulcano, per continuare verso il lago. Una sorta di anello “schiacciato”, costellato dalla presenza dei vari dinosauri, ma anche dal laboratorio gestito dai volontari a Vecchia Farnia, dove i bambini si sono lasciati andare a giochi ed attività di interpretazione ambientale, in una continua interazione tra di loro e con la natura che li circonda.

Dal capanno sul lago è possibile osservare il placido susseguirsi delle attività dei vari uccelli acquatici, e riflettere sull’eccezionalità della presenza di un sito del genere in una zona così densamente popolata. Procedendo lungo il laghetto, si risale sul fianco intero della caldera, in corrispondenza di un ricovero per cavalli; proseguendo, vi sono alcune arnie gestite dai responsabili dell’area protetta: da qui il sentiero prende la fisionomia poco attraente di una stradina asfaltata. Tuttavia, è stato proprio qui che abbiamo sentito, nitidamente, il verso di una volpe molto vicino a noi, e che poi si è andato a disperdere nella foresta: Una volpe a Napoli!

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