Il Corno Piccolo

La vista verso Prati di Tivo dalla vetta

Mi trovai al cospetto del Corno Piccolo esattamente 15 anni fa, per una inaspettata escursione fin su alla Sella dei Due Corni, durante un viaggio nell’Italia Centrale per visitare degli amici. Ricordo che salii fin lassù, insieme alla mia amica Catia, “gransassana” doc, in un mondo per me completamente alieno, con le scarpe da ginnastica (cosa per me inimmaginabile ora!) e una semplice felpa. Mi sentii strano, mi girava la testa, avevo la sensazione di vedermi più alto (“è un leggero mal di montagna”), e ammiravo le pareti strapiombanti del Corno Piccolo, incombente come un’astronave sopra di noi. In quei momenti mai e poi mai avrei considerato la possibilità di salire fin lassù un giorno, sulla cima di quell’astronave; mai e poi avrei pensato di provare delle sensazioni così forti, profonde e coinvolgenti sul Gran Sasso, arrivando a toccare il fondo delle nuvole dalle sue vette!

Invece, eccomi qui. Ci sono stato lassù, ho davvero toccato le nuvole! Lassù ho perfino pianto di gioia! Calcare le rocce di cui questi due enormi monoliti sono composti, toccarle con le proprie mani, accarezzarle, è qualcosa che va al di là del semplice escursionismo o del cimentarsi con un pizzico di alpinismo: è un’esperienza mistica. Lessi una volta che in Abruzzo la divinità femminile è rappresentata dala Majella, quella maschile dal Gran Sasso: ecco, il Corno Grande e il Corno Piccolo per me sono come un enorme dio, indifferente ai nostri patemi, capace di ospitarci sulla sua pelle rugosa, ma sempre pronto a richiamarci alla concentrazione e alla presenza a se stessi. E al rispetto, bene di cui spesso l’uomo si è dimenticato, schiacciato da una protervia che tanti danni sta causando alla Terra.

All’inizio dell’escursione, dalla Madonnina e fino al Rifugio Franchetti, ero praticamente convinto che non sarei riuscito a salire, tanto mi sentivo stanco e con le gambe molli. Il “turbo” si è timidamente azionato, in maniera inaspettata, verso la Sella dei Due Corni, finché ho sentito la mia bocca dire all’accompagnatore: “Giove, salgo anch’io”.

Ed eccomi a scendere verso l’attacco della Via Danesi (“cavolo, sarà dura rifarlo in salita al ritorno!”) e poi, indossare le protezioni e salire per la ferrata. Impazienti ad iniziare la parte attrezzata, saliamo e scendiamo su vari canalini e ci affacciamo su piccoli balconi che si aprono, meravigliosamente, sull’Intermesoli e sulla Val Maone. Poi, ecco finalmente i moschettoni in funzione! La Danesi (contrassegnata con il n. 107) è una ferrata tecnica e divertente: le parti sulle scalette sono molto esposte e richiedono concentrazione, ma la salita è piacevole e i componenti del Gruppo “Camosci di Atargatis” si accompagnano e si aiutano vicendevolmente.

Si sale, si sale… si passa nel mezzo di massi che sembrano scagliati da giganti durante accessi di rabbia; ma, del resto, siamo o non siamo sulle spalle di un Gigante?

Verso la Ferrata Danesi
In ferrata
Il Corno Grande visto da poco prima della vetta

Eccole, le nuvole, eccola la vetta: un ultimo tratto di ferrata, apparentemente inutile, ma in realtà a proteggere un passaggio su un crepaccio strapiombante e poi, in punta di piedi, si arriva! La soddisfazione è grande, vorresti abbracciare tutto ciò che hai intorno, ma ti esce solo il verso della scimmia per la gioia!

L’inizio della Normale (n. 110) coincide con una lastra di roccia spalmata alla base della vetta con pochissimi appoggi; dopo la prima trentina di metri fatta strisciando con il didietro, ci si può rilassare e strabuzzare nuovamente gli occhi per ammirare tutto il Bello che si ha intorno. Prati di Tivo è sotto i nostri piedi; le falesie più in basso sono gioiose palestre di roccia per arrampicatori che, giunti in cima, si calano agilmente in doppia e spariscono tra le rocce. E poi, ecco la Normale vera e propria che, come dicevo sopra, così normale non è. Molta attenzione richiedono due o tre passaggi più esposti in cui si deve disarrampicare. Poi si sale e scende e, ancora, dopo il termine della Normale, si sale verso la Sella sul tratto finale del n. 105, ripidissimo e su sfasciume, quasi a spaccarsi i polmoni. Ma alla fine ce la facciamo tutti, alla fine della giornata siamo tutti stanchi ma felici! Alla prossima, Padre Gran Sasso!

Per delle schede tecniche sulla Ferrata Danesi e la salita al Corno Piccolo, potete andare, tra il molto materiale presente su Internet, su Winter Season, su Vie Ferrate o su Vie Ferrate 365.

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