Il Castello di Gaeta

Il Castello di Gaete: sentinella dell'Italia meridionale
Il Castello di Gaete: sentinella dell’Italia meridionale

Finalmente, sono riuscito a visitare il Castello di Gaeta! Imponente, turrito, a guardia di uno dei centri marittimi più belli d’Italia e del suo Golfo, la fortezza è, in effetti, chiusa al pubblico; per visitarla occorre di conseguenza attendere l’occasione giusta, stavolta fornita dall’iniziativa “Ti mando a Gaeta” de “I Tesori dell’Arte” il 24 aprile scorso, in collaborazione con l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, che gestisce parte della struttura. Insieme alla famiglia, stavolta ne abbiamo approfittato, complice anche il tempo incerto per andarsene per monti e boschi!

Il Castello consta della parte superiore, adibita tutt’oggi a caserma, e di quella inferiore, che è stata adibita a carcere militare dopo l’unità d’Italia. Da qui la denominazione “Ti mando a Gaeta”, minaccia con cui si redarguivano le reclute durante il loro servizio militare.

"Vigilando redimere", ma ha quasi l'effetto di un "Lasciate ogni speranza..."
“Vigilando redimere”, ma ha quasi l’effetto di un “Lasciate ogni speranza…”

La visita è stata ovviamente guidata attraverso i vari ambienti del penitenziario e scandita da monologhi ideali da parte dei grandi personaggi che hanno vissuto o legato la loro vita al castello stesso: a partire da Federico II di Svevia, colui che fondò la piazzaforte nel cuore della città tirrenica, fino ad arrivare a Francesco II di Borbone e alla consorte Maria Sofia, che invece vissero dentro queste mura la scomparsa del Regno delle Due Sicilie, in seguito alla sua annessione all’Italia nascente.

Il carcere
Il carcere

La fortezza era collegata alle batterie di Monte Orlando, immerse nel verde ed oggi parte del Parco Regionale Riviera di Ulisse, formando un unico, imponente sistema difensivo, estremamente protetto e quasi inespugnabile: ne è una prova il fatto che i Piemontesi presero Gaeta solo in seguito al blocco navale. Questa estrema difendibilità fece assurgere la città a vera e propria chiave strategica per l’accesso al Sud Italia da parte di qualsiasi esercito.

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Oggi molti ambienti sono ancora inagibili, ma comunque in corso di recupero da parte dell’Università di Cassino. Si può osservare la caratteristica disposizione delle costruzioni interne, tipica di un carcere, con una garitta centrale a controllare a vista le celle circostanti. La vita all’interno non doveva essere per niente facile, neanche per le guardie carcerarie, in un certo qual modo imprigionate insieme ai prigionieri veri e propri.

Particolarmente toccante è l’ala originariamente destinata all’isolamento dei detenuti: ambienti angusti, scarsissimamente illuminati, entrando nei quali si può presagire la sofferenza di quelle persone.

Libertà!
Libertà!

La narrazione delle guide tocca senz’altro le vicende di due famigerati detenuti, due criminali nazisti che trascorsero vari anni a Gaeta per via delle atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale; come spesso accade, neanche nelle prigioni le persone sono tutte uguali: i due prigionieri erano ufficiali, e come tali avevano diritto a ore d’aria extra, a spazi meno angusti e a tutta una serie di trattamenti di favore, con personale di guardia messo praticamente a loro disposizione.

Senza ali.
Senza ali.

Una visita senz’altro molto insolita e dall’elevato valore educativo per i bambini; ma anche qualcosa dall’alto valore culturale per gli adulti. Una volta che il recupero della struttura sarà completo, un nuovo castello sarà visitabile ed utilizzabile per la collettività e per tutti i turisti che vorranno visitarlo.