Forca d’Acero

Forca d'Acero: il cervo
Forca d’Acero: il cervo

Forca d’Acero ha sempre rivestito un’importanza particolare nel mio immaginario. Un Confine in tutti i sensi, ma un Confine che mette in comunicazione senza dividere. Ricordo da piccolo, quando venivo fin quassù coi miei genitori, che aspettavo con ansia il momento in cui avremmo varcato l’ingresso al Parco. Allora non era ancora “d’Abruzzo, Lazio e Molise”, ma solo “Parco Nazionale d’Abruzzo”, ed era meno esteso di oggi. Attualmente, il cippo con l’orsetto-stemma dell’Area Protetta che si trova prima del passo, venendo da San Donato, è più un qualcosa di “commemorativo” che di reale. Ma è sempre bello, e coincide inoltre con l’ingresso nel bosco, qualche centinaio di metri prima del mitico rifugio posto al confine tra Lazio e Abruzzo. Solo in seguito ho scoperto che gli aceri sono quasi scomparsi dalla foresta, aggrediti e vinti dai faggi, sempre prepotenti ed esuberanti. Ma questo non ha molta importanza, non va ad intaccare la forza del genius loci.

Il bosco è sempre incantato, una barriera di legno vivo, di ombra, di colori, di profumi, di suoni. Una barriera che si lascia dolcemente attraversare. Ecco, Forca d’Acero è una Porta nei miei ricordi e nel mio immaginario. Un Ingresso a un mondo per me “altro” da quello da cui sono sempre solito provenire, dalle cosiddette “terre basse”, più convulse, frenetiche, anonime, nonostante la bellezze che anch’esse ancora conservano. Ma quassù è sempre stata un’altra storia… una sorta di dimensione parallela.

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Maestoso, anche se confidente

Per la prima volta, forse, questa sensazione l’ho provata anche venendo dal lato opposto, dal cuore del Parco, dall’Alta Val di Sangro. Cerchi il foliage fino al cuore dell’Appennino, per poi accorgerti che l’avresti trovato, luminoso e policromo, nel posto più scontato, nel luogo più bello. Osservi fotografi appostati con cavalletto e obiettivo ad ogni tornante, che guardano verso Valle Fredda, o verso Sella delle Gravare, in cerca di movenze amorose, di palchi di corna, di cervi. E poi, svolti a una di queste curve familiari e… un tuffo al cuore! Eccolo là, maestoso, che bruca indisturbato a bordo strada, noncurante dei curiosi che si sono fermati e delle motociclette che sfrecciano, rumorose e superficiali. Lui continua con quello che sta facendo, degnandoci solo di tanto in tanto di uno sguardo altero, insignificanti come siamo con le nostre preoccupazioni e la nostra fretta. L’emozione è davvero tanta, per noi, grandi e piccoli, attaccati al finestrino dell’auto, all’obiettivo della nostra compatta o, semplicemente, ai nostri occhi collegati ai suoi, del cervo.

Forca d'Acero porta dimensionale
Forca d’Acero porta dimensionale

E si prosegue, addentrandoci in uno scenario da vero e proprio Indian Summer, da mozzare letteralmente il fiato! Forca d’Acero è una sorta di stargate, in auto dura poco… o forse dura per sempre… se te lo porti dentro fin da bambino vuol dire che dura, eccome se dura!