Category Archives: Per i più grandi

Il Corno Piccolo

La vista verso Prati di Tivo dalla vetta

Mi trovai al cospetto del Corno Piccolo esattamente 15 anni fa, per una inaspettata escursione fin su alla Sella dei Due Corni, durante un viaggio nell’Italia Centrale per visitare degli amici. Ricordo che salii fin lassù, insieme alla mia amica Catia, “gransassana” doc, in un mondo per me completamente alieno, con le scarpe da ginnastica (cosa per me inimmaginabile ora!) e una semplice felpa. Mi sentii strano, mi girava la testa, avevo la sensazione di vedermi più alto (“è un leggero mal di montagna”), e ammiravo le pareti strapiombanti del Corno Piccolo, incombente come un’astronave sopra di noi. In quei momenti mai e poi mai avrei considerato la possibilità di salire fin lassù un giorno, sulla cima di quell’astronave; mai e poi avrei pensato di provare delle sensazioni così forti, profonde e coinvolgenti sul Gran Sasso, arrivando a toccare il fondo delle nuvole dalle sue vette!

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Monte Cavallo

Ci sentivamo osservati mentre salivamo… al cospetto di Monte Cavallo

Raggiungere la vetta di Monte Cavallo partendo dal sacrario di Collelungo equivale a compiere una bellissima escursione attraverso una successione di scenari vari e incantevoli: bosco, prateria, cresta, vetta, roccia, prato, con passaggi anche lungo ruscelli e presso sorgenti e pozze d’acqua. Attenzione però: questo percorso si svolge in larga parte su sentiero non segnato, percorrendo anche tratti esposti che richiedono la presenza di accompagnatori esperti e conoscitori del luogo. Nel nostro caso erano infatti presenti gli accompagnatori dell’Alpinismo Giovanile del CAI di Latina e di Alatri, che hanno reso possibile lo snodarsi del cammino in maniera tranquilla e in tutta sicurezza.

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Passo dei Monaci

Neve e chiazze d’erba a Passo dei Monaci

Il toponimo “Passo dei Monaci” ha un grande potere evocativo; senz’altro, non si tratta di un nome casuale, anzi. Il valico, che si trova ai piedi del grande bastione del Monte Meta, in corrispondenza di un grande masso che fa da confluenza al confine tra Abruzzo, Lazio e Molise, all’interno del Parco Nazionale omonimo, sorge sull’antico sentiero che poneva in comunicazione due importantissimi monasteri: l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno, in territorio molisano, e Montecassino. Immaginiamo quindi nei secoli scorsi l’andirivieni dei monaci e dei mercanti per questa importante via di comunicazione, che di fatto poneva in contatto il versante tirrenico con quello adriatico.

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Monte Vomero

L’arrivo sulla cresta del Vomero

Da anni la sagoma affusolata di Monte Vomero è, insieme a quella di Monte Petrella, appollaiata alle sue spalle, la prima cosa che vedo quando apro la porta di casa: illuminata di chiarore rosato quando il sole sta per sorgere o già inondata di forte luce quando è giorno pieno, fin quando, una volta tramontato l’astro, si ha come l’impressione che il bagliore abbia origine da questa stessa sagoma, insieme a quella delle altre vette aurunche.

Fino alla primavera scorsa, questa silhouette l’avevo soltanto ammirata dal basso (oppure dall’alto, da Monte Sant’Angelo o dallo stesso Petrella), ma mai l’avevo calcata. Durante la stagione delle orchidee è invece arrivato il momento di andarci di persona.

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Il Sentiero Ventricini

La Val Maone vista dal Ventricini

Vi diranno che il sentiero Ventricini non è neanche una ferrata ma è, appunto, “un sentiero attrezzato”; vi diranno che si tratta della ferrata più facile del Gran Sasso, niente a che vedere con, per esempio, la Danesi, più esposta e più tecnica; vi diranno che, al di là di qualche saliscendi, il Ventricini non presenta particolari difficoltà, che tutti possono riuscirvi.

Ebbene, è tutto vero, ma non credeteci. O, per lo meno, non prendete tutto questo alla lettera. Il sentiero Ventricini sarà anche una ferrata semplice (effettivamente classificata come Facile o Poco Difficile) e tecnicamente non complessa, ma a tratti ha tutte le caratteristiche di una via alpinistica dalla bellezza tanto travolgente quanto pericolosa: occorre rimanere concentrati, avere una forma fisica accettabile e sapere cosa fare nei passaggi più tecnici e delicati, oltre, ovviamente, ad essere muniti degli adeguati dispositivi di protezione.

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