Category Archives: Per i più grandi

Ernici nascosti

Ernici nascosti ci aspettavamo, e bellissime montagne al momento del risveglio abbiamo trovato! In un’escursione che ha visto impegnati gli adulti dell’Associazione Atargatis e i ragazzi dell’Alpinismo Giovanile del CAI di Alatri e di Latina, la parte del leone l’ha fatta il sole di questo bello scorcio di inizio primavera, con un bosco ancora quasi del tutto “implume”, con i primi fiori che facevano capolino, le foglioline che stavano prendendo forma, e gli uccellini che cantavano nel silenzio della foresta.

La certosa di Trisulti dal Vado di Porca

Escursione dallo sviluppo di quasi 10 km e dal dislivello totale di quasi 650 m, ha preso le mosse dal magnifico monumento della Certosa di Trisulti e, seguendo la strada, ci ha portati ad ammirare da vicino le vestigia dell’antico monastero di San Domenico; da là, riattraversando la strada, è salita per l’Eremo omonimo, dove si è potuta ammirare la chiesetta scavata nella roccia. Poi, per una deviazione, il cammino è continuato fuori sentiero, per guadagnare con un periplo attraverso il bosco (oltre che alcune recinzioni che abbiamo provveduto a richiudere) il Vado di Porca e ridiscendere verso la stupenda cascata di Capo Rio, per poi nuovamente risalire, guadando guadando e successivamente su comoda sterrata, alle Cappellette e a Trisulti, con ultimo tratto sulla strada che riporta alla certosa. Il tutto al cospetto della Rotonaria e di cime più elevate e ancora innevate.

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L’anello di Monte Appiolo

La vetta di Monte Appiolo

L’Anello di Monte Appiolo si sviluppa in gran parte sulla cresta della principale vetta situata all’estremità occidentale del Parco dei Monti Aurunci. Si tratta di un’escursione mediamente impegnativa, benché non a quote elevate, e alquanto sviluppata in lunghezza; si snoda lungo un crinale di tre vette (Monte Crispi, Monte Reginatonda e Monte Scaroli), per poi culminare con la cima dell’Appiolo. Si attraversano interessanti ambienti con bellissime formazioni carsiche, oltre a insediamenti pastorali contraddistinti da antichi manufatti. Il sentiero, il 918, presenta numerosi saliscendi e un fondo non sempre comodo; inoltre larghe sue porzioni sono esposte al sole, cosa che sconsiglia di effettuare l’escursione nella stagione calda.

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Il Fammera da Spigno

Gli scorci che regala la salita al Fammera

Raggiungere Monte Fammera da Spigno Saturnia è una piccola grande conquista: la vetta, non eccessivamente alta in sé (1168 m), richiede sforzo e costanza per essere raggiunta, dati il dislivello globale e la pendenza di molte porzioni dell’escursione; presenta inoltre alcuni passaggi delicati che potrebbero risultare pericolosi per persone poco allenate o poco abituate, data la loro esposizione.

La ricompensa è comunque una vetta spettacolare, che si erge sull’altopiano di quota sottostante, Vallle Gaetano, e che strapiomba vertiginosamente come gli Aurunci non fanno in nessun altro luogo.

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Capo Fiume

Cascatella a Valle dei Santi

Capo Fiume è stato un gradito ritorno, nonostante il caldo torrido e la scarsità di acqua. In effetti, proprio la persistenza di temperature bollenti ha suggerito all’Associazione Atargatis di optare per un percorso in gran parte all’ombra e lungo un fresco corso d’acqua, che si sviluppa a partire dalla Valle dei Santi e che, dopo il curvone in corrispondenza del ristorante omonimo, diviene l’orrido di Capo Fiume.

Il caldo e la siccità hanno colpito anche quest’ombroso anfratto degli Ernici, rendendo grato il bosco agli escursionisti, ma anche superfluo l’utilizzo di calzature “anfibie”, dato il basso livello di acqua. Quest’ultima era anzi completamente assente a monte dell’ultima sorgente. Un’ulteriore testimonianza di un cambiamento climatico che si fa sentire anche nella vita degli escursionisti e che, in questo caso, ci ha consentito di raggiungere la parte più alta del canyon, altrimenti normalmente inaccessibile a causa del livello dell’acqua.

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Monte Cerreto

Il mare fa capolino dalla Vena Scalandrone

La Costiera Amalfitana è un continuo rincorrersi di mare e montagne, un continuo rincorrersi tra gli elementi. Tra questi scogli immensi, che svettano dalle profondità tirreniche fino agli oltre 1400 metri del Sant’Angelo ai Tre Pizzi, vi è Monte Cerreto: stupenda balconata affacciata su una stupenda terrazza, regala infatti una vista invidiabile di Ravello, una delle perle della Costiera. Dall’altro lato sono sempre presenti il Vesuvio e la parte sud del Golfo di Napoli fino al porto di Castellammare, talvolta nascosti dalla vegetazione o dall’andamento del sentiero.

Potrei dire che l’escursione, svolta il 14 maggio scorso con l’Associazione Atargatis, mi ha regalato un punto di vista totalmente nuovo su quel luogo che è la dimostrazione dell’oggettività del bello: la Costiera Amalfitana.

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