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Il Parco dei Mostri di Bomarzo

La misteriosa tartaruga gigante

Il Parco dei Mostri di Bomarzo è famoso e molto conosciuto, per cui non ha bisogno di presentazioni di sorta.

Senz’altro, è un luogo singolare, che merita di essere visitato, nonostante il costo non modico (soprattutto se si va con tutta la famiglia); tuttavia, se si conta di non tornare a visitarlo in tempi brevi, e se ci si trova in giro per la Tuscia, farsi due passi nel Bosco Sacro (questo sarebbe il suo vero nome…) è davvero d’obbligo.

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Il Castello Invisibile

La veduta sulla spiaggia di Sant’Agostino dal Castello Invisibile

Il Castello Invisibile c’è e si vede, falesia imponente a picco sul mare tra Gaeta e Sperlonga, strapiombante sulle gallerie della Statale Flacca. Arrampicatori da tutta Europa vengono qui per salire la sua roccia compatta e divertente: qui Erri De Luca è di casa, mentre poco tempo fa il grande Adam Ondra si è allenato qui. Noi siamo “climber” molto più modesti e veniamo saltuariamente, ma animati comunque di grande spirito ludico e voglia di misurarsi con se stessi, nella piccola grande sfida rappresentata da ogni via.

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L’acquario di Bolsena

L’ingresso a Rocca Monaldeschi, sede dell’acquario di Bolsena

Parlare dell’Acquario di Bolsena, invece che del più famoso Lago, può suonare strano e insolito. E’ invece una chicca assolutamente da non perdere per le famiglie che si trovano a soggiornare sulle rive del lago vulcanico più grande d’Italia e d’Europa.

Si tratta di un acquario di acqua dolce, senz’altro inconsueto rispetto a siti simili e più famosi; si trova, poi, all’interno delle mura del castello di Bolsena, Rocca Monaldeschi, con la possibilità quindi di visitare anche il possente maniero posto a guardia del centro volsino e del suo omonimo specchio d’acqua, magari a conclusione di una piacevole passeggiata tra i graziosi vicoli del paese.

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Monte Vomero

L’arrivo sulla cresta del Vomero

Da anni la sagoma affusolata di Monte Vomero è, insieme a quella di Monte Petrella, appollaiata alle sue spalle, la prima cosa che vedo quando apro la porta di casa: illuminata di chiarore rosato quando il sole sta per sorgere o già inondata di forte luce quando è giorno pieno, fin quando, una volta tramontato l’astro, si ha come l’impressione che il bagliore abbia origine da questa stessa sagoma, insieme a quella delle altre vette aurunche.

Fino alla primavera scorsa, questa silhouette l’avevo soltanto ammirata dal basso (oppure dall’alto, da Monte Sant’Angelo o dallo stesso Petrella), ma mai l’avevo calcata. Durante la stagione delle orchidee è invece arrivato il momento di andarci di persona.

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Il Sentiero Ventricini

La Val Maone vista dal Ventricini

Vi diranno che il sentiero Ventricini non è neanche una ferrata ma è, appunto, “un sentiero attrezzato”; vi diranno che si tratta della ferrata più facile del Gran Sasso, niente a che vedere con, per esempio, la Danesi, più esposta e più tecnica; vi diranno che, al di là di qualche saliscendi, il Ventricini non presenta particolari difficoltà, che tutti possono riuscirvi.

Ebbene, è tutto vero, ma non credeteci. O, per lo meno, non prendete tutto questo alla lettera. Il sentiero Ventricini sarà anche una ferrata semplice (effettivamente classificata come Facile o Poco Difficile) e tecnicamente non complessa, ma a tratti ha tutte le caratteristiche di una via alpinistica dalla bellezza tanto travolgente quanto pericolosa: occorre rimanere concentrati, avere una forma fisica accettabile e sapere cosa fare nei passaggi più tecnici e delicati, oltre, ovviamente, ad essere muniti degli adeguati dispositivi di protezione.

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