L’Anello di Sant’Onofrio

La Piana di Sant’Onofrio

Escursione molto bella, adatta a tutti, varia e colma di sorprese: l’Anello di Sant’Onofrio è stato davvero una bella scoperta per noi. C’è praticamente un po’ di tutto: l’antica chiesa, la vallata verde di pascoli con mucche e cavalli, gli antichi pozzi oasi di tritoni, le praterie di asfodeli, boschi misti con stupendi esemplari di acero, la vecchia sorgente, le rocce dalle loro forme tipicamente carsiche, la possibilità di incontrare animali selvatici.

Il tutto a non molta distanza dal grazioso borgo di Campodimele, Bandiera Arancione del Touring Club e parte del Club dei Borghi più belli d’Italia: una passeggiata tra i suoi vicoli, intorno alle sue mura o sotto i suoi antichi archi può essere la conclusione di una giornata davvero piacevole.

Il sentiero è il n. 904, all’interno del Parco Regionale dei Monti Aurunci. La parte iniziale dell’anello si svolge su un tratto di strada asfaltata, adatto anche a famiglie con passeggino.

ItinerarioSentiero n. 904 del Parco dei Monti Aurunci
Distanza5,4 km
Dislivello190 m circa
TempiCirca 3 ore
NotePossibile percorrere il tratto asfaltato con passeggini. Numerosi elementi di interesse. Possibilità di avvistare animali selvatici: attenzione!
In caso di presenza di filo spinato sul percorso, effettuare segnalazione al Parco Naturale dei Monti Aurunci
RistoriAssenti; presenti nel vicino paese di Campodimele
Come arrivareSi raggiunge Campodimele attraverso la SS 82 e si seguono le indicazioni per il Monastero di Sant'Onofrio. L'inizio del percorso si trova a circa 4,5 km

Generalmente, effettuare un’escursione su strada asfaltata è l’incubo degli escursionisti: in realtà lo scenario agreste è talmente ameno che per una volta si può ben fare un’eccezione alla regola. Anzi, si può approfittare e godere della bellezza che circonda la strada, oltre che fermarsi ad ammirare l’antica chiesa di Sant’Onofrio e gli antichi pozzi, ripristinati nella loro veste originale dai tecnici del Parco e habitat di tritoni e altri anfibi facenti parte della ricchezza faunistica della zona. Si prosegue ancora per un breve tratto, finché un evidente segnale indica che il sentiero inizia a salire attraverso una rada foresta verso sinistra. Il sentiero è molto evidente, e sale tra asfodeli e altri fiori primaverili, tra i quali non è rarissimo incontrare ogni tanto qualche bellissima orchidea, emblema del Parco e ogni volta gioia per chi la ammira.

La chiesa di Sant’Onofrio
Su per il sentiero

Si procede con tornanti e gradevoli saliscendi, con il sentiero che alterna momenti in cui attraversa spazi rocciosi con scarsa vegetazione, ad altri in cui invece si tuffa in splendidi boschi. Una cosa che ci ha colpiti è stata la presenza di molti esemplari di acero, che fanno la loro bella figura all’interno di boschi a vegetazione mista: osservare le loro foglie così caratteristiche ci ha dato un’impressione “esotica”, come se si fosse nel cuore dell’Appennino.

Si procede così, molto gradevolmente, in uno scenario sempre mutevole che regala anche squarci sulla Valle del Liri, su Monte Cairo e sulle Mainarde con l’inconfondibile sagoma della Meta.

Attraverso boschi e pietraie
A tutto sesto!

Un’altra indicazione fa deviare dal percorso originario per la sorgente la Rova. Le pozze con la cisterna, pure ripristinate da lavori di ingegneria naturalistica, sono situate all’interno del bosco. Dalla sorgente si può seguire la traccia che riporta in breve sul 904. Con vari saliscendi si procede verso la conclusione dell’anello: in corrispondenza di una svolta su un’erta è situato un antico insediamento, con un manufatto di cospicue dimensioni, e del quale è notevole un arco a tutto sesto in pietra perfettamente conservato.

Siamo quasi giunti alla fine del percorso, non prima di notare dei movimenti a una settantina di metri da noi: animali di grossa taglia; cinghiali. Presenza di cuccioli. Ci blocchiamo; il sentiero passa a pochi metri da loro, quindi non è assolutamente il caso di proseguire. Parliamo a voce decisa, senza muoverci. I cinghiali sobbalzano e iniziano a correre; fortunatamente decidono di allontanarsi da noi. Confesso che per qualche attimo ho avvertito una forte tensione: gli animali hanno continuato a galoppare via per lunghissimi secondi. Non li abbiamo contati, ma erano tra i trenta e i quaranta esemplari, tra cuccioli e adulti. Alla fine una bella emozione da raccontare.

Si giunge alla fine del percorso (o inizio, per chi voglia imboccarlo al contrario), con il sentiero che esce nuovamente sulla strada asfaltata.