Ai piedi del Forcellone

Le guglie del Predicopeglia

Ma se ci sei già stato potremmo andare da qualche altra parte!”

No, figurati, mi fa sempre piacere tornare lassù!”

Ma vale la pena?”

Vedrai se ne vale la pena…”

Così si potrebbe riassumere il dialogo che ha fatto da preludio a questa escursione, che ci ha (ri)portati ai piedi del Forcellone, un 2000 dalle fattezze alpine, ma che accoglie al suo cospetto tutti coloro che amino la montagna in tutte le sue sembianze e in tutte le stagioni. E’ invero singolare che, comunque, l’angolo più bello del Parco Nazionale d’Abruzzo (se ci limitiamo alla sua denominazione originaria) si trovi probabilmente su queste balze e su questi meravigliosi altopiani, interamente in territorio laziale: capace di lasciare sempre a bocca aperta e di suscitare quella gioia infantile che si prova nel momento in cui si capisce che si sta vivendo un’avventura e che ciò che ti circonda è di una bellezza difficilmente ripetibile.

Si sale dalla Forestella e si apre lo sguardo, si aprono gli occhi, i polmoni, le sinapsi. Il bianco avvolge tutto, laddove in altre stagioni è tutto verde: il torrente proveniente da Fonte Fredda è addormentato nella neve, mentre gruppi di escursionisti tentano la salita al Forcellone e un gruppo del Soccorso Alpino fa addestramento con sonda e Artva; gruppuscoli di alpinisti tentano la loro via tra rocce e neve. Una delle caratteristiche più simpatiche di questo cantuccio di Appennino è l’adattabilità ai bisogni delle utenze più disparate: dalle famiglie con bambini che imparano a sciare o che giocano con gli slittini a Prati di Mezzo, agli escursionisti, agli sci-alpinisti, agli alpinisti.

Verso Fonte Fredda
Giochi di ghiaccio e neve a Sella di Prato Piano
Bastioni merlati di neve

Tra balze e pianori si raggiunge Fonte Fredda, con la sorgente ammantata e i “boulder” che la custodiscono che, nell’abbraccio del bianco, appaiono stranamente piccoli. Ma si prosegue: lo strappo per raggiungere Sella di Prato Piano mette a dura prova muscoli ed energie, ma una volta lassù lo scenario è impagabile. Un manto di bellezza, che crea strani ghirigori, onde, sculture, e che poi declina rapidamente verso il Molise: da un lato abbiamo la mole di Monte Cavallo, in fondo a sinistra le guglie del Morrone delle Rose, e sulla destra il gigante, che qui appare sdraiato. In effetti, la gobba del Forcellone da qui ci ha tentati: “Che dite, proviamo?”

Alla fine ha prevalso la voglia di godere “con lentezza” di quanto ci circondava, rinviando l’ascesa alla vetta per la prossima volta, con un’escursione mirata: la bellezza di un luogo meraviglioso sta anche nel riservarsi per il futuro sempre qualcosa da esplorare per aggiungere nuovi tasselli alla propria ricerca del bello.