Valogno

Benvenuti a Valogno!

Valogno? E dove si trova? Ah, ma è vicino, poi ci andiamo, sì, prima o poi ci andiamo… vediamo sulla cartina come si fa ad arrivare, controlliamo su Maps, e poi andiamo. Dalle foto che girano in rete sembra carino, sì, dobbiamo andarci.

Già, spesso è così che succede, quando si devono visitare dei posti vicino casa; figuriamoci poi se questo nome, “Valogno”, non l’avevi mai sentito nominare fino a poco tempo prima. Ma, alla fine, il momento della visita arriva. Da una deviazione della Statale Appia si sale sulle pendici del vulcano, si fanno vari tornanti, in uno scenario sempre più verde, sempre più colorato d’autunno. Finché, eccolo il borgo! Già si intravvedono i primi murales, ma neanche il tempo di accorgersi che si è giunti, che il paesino finisce e bisogna fare inversione per cercare parcheggio.

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Monte Faggeto

Il gruppo marcia verso la vetta del Faggeto su un tappeto dorato

Come da programma, il 12 novembre l’Alpinismo Giovanile del CAI di Alatri e del CAI di Latina ha effettuato l’escursione a Monte Faggeto. Di difficoltà media per i giovani escursionisti, dato lo sviluppo e il dislivello, il cammino si è dipanato attraverso un caleidoscopio di foglie morenti e di colori festanti, che ha accompagnato l’allegro gruppo fino alla brulla e panoramica sommità.

Oltre ai ragazzi (ma alcuni di loro erano ancora più giovani!) e ai loro accompagnatori, c’era anche un’escursionista a quattro zampe che, spesso e volentieri, ha aiutato il gruppo nella sua salita facendosi guidare (o guidando?) i piccoli montanari.

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L’Orto della Regina

Di fronte alla mole ell’Orto della Regina

Misterioso e affascinante, l’Orto della Regina è un monumento risalente ad epoca antichissima, che lascia a bocca aperta il visitatore: nascosto sulla cima del monte Frascara, a 928 metri di altitudine, e nel cuore di un bellissimo bosco di castagni, il sito evoca forti emozioni e suggestioni. Ce lo si trova davanti alla fine della breve e divertente escursione all’interno del castagneto, all’improvviso, con effetto mozzafiato, dopo il belvedere sul Golfo di Gaeta e il Massico. Pensare che la struttura risale ai popoli che abitavano il vulcano prima dei Romani, effettivamente, toglie il respiro: si ritiene che la cinta muraria sia stata costruita probabilmente nel V secolo a. C., e che i suoi costruttori fossero gli Ausoni/Aurunci, oppure i Sanniti.

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Il Museo Naturalistico di Spigno Saturnia

Gli Aurunci sono nati dal mare

Il Museo Naturalistico di Spigno Saturnia è una perla all’interno del Parco Regionale dei Monti Aurunci: benché poco conosciuta, la struttura museale del piccolo centro pedemontano si situa per contenuti e modalità di interazione a livelli per lo meno di caratura nazionale, abbracciando il visitatore all’interno della storia geologica, dell’universo naturalistico e dell’ecosistema dei Monti Aurunci, in cui la mano dell’uomo si è sempre accompagnata ai ritmi della natura, interagendo armoniosamente con essa.

Aperto durante la settimana, e in occasione di eventi anche durante il fine settimana, il Museo introduce subito il visitatore alle antiche origini della catena montuosa, rievocando i tempi in cui la stessa altro non era che una barriera corallina di un mare tropicale: il video e l’animazione in 3D è coinvolgente e capace di attrarre immediatamente l’attenzione dei bambini.

Così come poi avviene nella riproduzione dell’ambiente ipogeo della grotta. Il carsismo qui produce fenomeni bellissimi, ancorché non svelati in superficie: inghiottitoi e antri pullulano di tante forme di vita che si sono evolute in conseguenza dell’ambiente umido e privo di luce, a partire dai pipistrelli e ad arrivare fino ad anfibi e insetti.

Enorme ricchezza
Le varie teche presenti nel Museo
Affascinanti Aurunci

Nelle altre sale, vengono riprodotti e spiegati vari aspetti degli ecosistemi presenti su questi fantastici monti. Rapaci diurni e notturni, uccelli, insetti, mammiferi di ogni specie, fino ad arrivare al principe di tutti: il lupo appenninico, presente con una piccola colonia anche sugli Aurunci.

Varie teche consentono di interagire, come quando si può indovinare, per esempio, a che albero appartengano le foglie e i frammenti di corteccia presenti nel museo. Si prosegue, esaminando gli aspetti legati alla presenza dell’uomo, e a come questo abbia saputo vivere, lavorare, produrre su questi monti, senza mai comprometterne l’equilibrio: di volta in volta, l’uomo è stato pastore, agricoltore, carbonaio, olivicoltore, “strammaro”, cacciatore, raccoglitore di neve, boscaiolo, intagliatore, falegname, apicoltore. Dovremmo forse imparare dai nostri antenati e ricordarci di come loro siano stati in grado di rispettare la natura degli Aurunci attraverso i secoli, preservando un ambient che era intatto e incontaminato fino a una manciata di decenni fa.

Il Sentiero degli Dei

Il Sentiero degli Dei: Bellezza pura

Finalmente si torna sul Sentiero degli Dei! Finalmente si torna a inondarsi gli occhi di Bellezza, si torna a respirare aria di mare pur stando sul fianco della montagna, una montagna che affonda le radici proprio in mare, in un connubio che rende questo sentiero qualcosa di irripetibile, di unico, di meraviglioso: “la” Costiera!

La denominazione di questa escursione è tutto un programma: cosa può esserci di più ispiratore e splendido di un cammino divino? “Strada sospesa sul magico golfo delle sirene, solcato ancora oggi dalla memoria e dal mito” recita Italo Calvino su una maiolica posta all’inizio del sentiero.

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